"Uno spazio per l'anima": un libro che insegna pregare

Pubblicato con edizioni Effatà il piccolo volume del sacerdote Vito Morelli: un utile suggerimento spirituale in vista della Quaresima

Roma, (Zenit.org) Redazione | 365 hits

E' stato recentemente pubblicato Uno spazio per l’anima - pregare,un volumedi poche pagine e pretese, edito da Effatà, scritto dal sacerdote don Vito Morelli. Nella presentazione, Paolo Curtaz definisce "prezioso" il volume perché - spiega - "mancano persone capaci di insegnare a pregare, capaci di indicare un percorso che mantenga fedeltà alle scoperte del passato e le sappia integrare col linguaggio del presente… Spero che questa sua fatica, equilibrata e profonda, aiuti molti a ritagliarsi uno spazio di Dio all’interno della propria quotidianità".

Già la copertina annuncia le intenzioni del libro riportando, dal celebre quadro di Van Gogh, la figura del "seminatore" la cui sacralità dell’incedere rimanda al "seminatore evangelico che semina la Parola" (Mc 4,14), ma che non trova lo stesso terreno fecondo del quadro. Infatti , "quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l'accolgono e portano frutto" (Mc 4,20): vale a dire che sono pochi quelli che ascoltano la Parola per farla incidere nella propria vita.

Il problema sussiste anche nel terzo millennio, come rileva Papa Francesco nella Evangelii gaudium: «Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto» (I,2).

La 'mala preghiera', come l’assenza della stessa, inducono nell’anima, insensibilmente ma inesorabilmente, quello stato di torpore che produce i mali di cui parla Papa Francesco e che Dante così descriveva: «Tant’era pien di sonno in su quel punto che la verace via abbandonai». Del resto il Pontefice volutamente si è scelto il nome del Santo dei poveri, che stava vicino ai bisognosi, che ha rinunciato al lusso per intraprendere la strada evangelica».

Il linguaggio piano del libro, per niente curiale, consente un approccio adeguato ad una preghiera che "ignori ogni complessità: una sola parola bastò al pubblicano ed al figlio dissoluto per ottenere il perdono di Dio. Una sola parola del pubblicano ottenne la misericordia di Dio; una sola parola piena di fede salvò il buon ladrone", come ripeteva il santo monaco Climaco del VII secolo dal monte Sinai.

Per il vescovo Ignatij Briancianinov, "la preghiera, essendo figlia dell’attuazione dei comandamenti evangelici, è anche, secondo l’unanime opinione dei Padri, la madre di tutte le virtù". E Gesù, agli apostoli che gli chiedevano come pregare, spiegava che non c’è bisogno di tante parole perché il Padre che è nei cieli ben conosce le nostre urgenze.

L’autore ricorda inoltre nel libro che l’esigenza della preghiera è patrimonio universale e cita l’antico proverbio yiddish: "Se non potete essere grati per quello che avete ricevuto, siate riconoscenti per quello che vi è stato risparmiato". Fra le più diverse e interessanti citazioni, seppur brevi, spiccano quelle di Rabindranath Tagore, Madre Teresa di Calcutta, Raoul Follereau, l’apostolo dei lebbrosi.Non meno pregevole l’oculata scelta dei salmi dell’Antico Testamento tutti orientati ovviamente alla preghiera, come pure il delicato, ma intenso riferimento a Maria, icona della preghiera.

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