Uruguay: opposizione all'aborto, questione solo di religione?

Il Parlamento discuterà un disegno di legge per depenalizzarlo

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di Carmen Elena Villa




MONTEVIDEO, martedì, 12 aprile 2011 (ZENIT.org).- “Quanti, nel contesto di una società laica e democratica, professano una religione non devono confondere il peccato con il crimine”, ha affermato la senatrice Mónica Xavier, una delle principali promotrici del disegno di legge sull'aborto in Uruguay, in alcune dichiarazioni al quotidiano “Últimas Noticias” nei giorni scorsi.

La senatrice lo ha osservato difendendo il disegno di legge sulla depenalizzazione dell'aborto, che verrà presentato nei prossimi giorni dal Frente Amplio, coalizione di sinistra, al Parlamento uruguayano.

Il disegno di legge cerca di far sì che questa pratica cessi di essere un crimine per tre motivi: ragioni economiche, violenza o mancanza di età per affrontare la maternità. Il tema ha sollevato discussioni in questi giorni tra l'opinione pubblica del Paese, ma si tratta solo di una questione religiosa?

Veto presidenziale

L'11 novembre 2008 il Parlamento del Paese ha approvato un disegno di legge sulla “Salute sessuale e riproduttiva” che stabiliva in certe circostanze la cosiddetta “interruzione di gravidanza” nelle prime dodici settimane come diritto della donna. Si stabilivano i doveri del medico e i tempi per la presentazione dell'obiezione di coscienza da parte dei professionisti sanitari e si modificavano gli articoli del Codice penale riferiti al “crimine dell'aborto”, introducendo un'ampia, anche se non totale, depenalizzazione di questa pratica.

Tre giorni dopo, tuttavia, l'allora Presidente Tabaré Vázquez, oncologo e radioterapeuta, che si dichiara ateo e comunista, ha posto il veto sui capitoli e sugli articoli che si riferivano al tema, e ha inviato al Parlamento un messaggio in cui spiegava la sua decisione con riferimenti a dati scientifici, diritti stabiliti nella Costituzione della Repubblica e impegni assunti dall'Uruguay con la firma delle convenzioni sui diritti umani.

“C'è un consenso sul fatto che l'aborto è un male sociale che bisogna evitare”, ha detto l'ex Presidente. “Nei Paesi in cui è stato depenalizzato, gli aborti sono aumentati. Negli Stati Uniti nei primi dieci anni il loro numero è triplicato, e si mantiene a quei livelli”, ha spiegato Vásquez. “Lo stesso è accaduto in Spagna”.

L'allora Capo di Stato ha dichiarato che il vero grado di civiltà di una cultura “si misura su come si difendono i più bisognosi. Per questo si devono proteggere di più i più deboli”.

All'inizio dell'anno, però, due legislatori del Frente Amplio, il deputato Álvaro Vega (Movimiento de Participación Popular) e la senatrice Mónica Xavier (Partido Socialista), hanno presentato  vari progetti a favore della depenalizzazione dell'aborto, che potrebbe essere effettuato per la sola volontà della donna durante le prime 12 settimane o anche dopo in caso in cui il feto presenti malformazioni o sia affetto dalla sindrome di Down.

“Non è che un altro tentativo di legalizzare la distruzione dei concepiti non nati”, ha detto a ZENIT Gustavo Ordoqui, presidente dell'Istituto Arcidiocesano di Bioetica Giovanni Paolo II di Montevideo.

“Le differenze tra i progetti risiedono nel periodo di tempo in cui si autorizza l'aborto, fino a quale settimana, il che è irrilevante ai fini dell'omicidio che si vuole legalizzare”, ha dichiarato Ordoqui.

Obiezione di coscienza istituzionale

Il progetto di Xavier, com'è noto, presenta seri ostacoli per quanto riguarda l'obiezione di coscienza. Tra le istituzioni che sarebbero costrette per legge a praticare aborti ci sono associazioni cattoliche ed evangeliche. La legge offre loro la possibilità di contrattare una persona perché presti questi servizi fuori dall'istituzione, ma a spese di questa.

“E' necessario che la società e la legge riconoscano il diritto delle istituzioni di organizzarsi in base ai loro principi e valori di base, come ha già fatto il Parlamento Europeo”, ha detto a ZENIT monsignor Heriberto Bodeant, Vescovo di Melo (nella zona orientale dell'Uruguay) e portavoce della Conferenza Episcopale Uruguayana.

Il presule aveva dichiarato a un mezzo di comunicazione che pagare perché un altro compia un atto contrario alla morale rende ancor più colpevoli di chi lo effettua materialmente, per cui questa soluzione “non è accettabile per le istituzioni cattoliche”.

Il paradosso dell'inverno demografico

L'Uruguay presenta un allarmante calo demografico, molto diverso dalla situazione del resto dell'America Latina. Nell'ultimo censimento, realizzato nel 2004, la popolazione raggiungeva i 3.241.003 abitanti, con un tasso annuale medio di crescita del 3,2‰ rispetto al censimento del 1996, secondo il quale la popolazione era di 3.163.763 abitanti.

Il basso tasso di crescita nel periodo 1996-2004 è inferiore a quello registrato tra i censimenti 1985-1996 del 6,4‰. “Questo calo è dovuto a una progressiva diminuzione della fecondità e all'emigrazione di molti uruguayani”, ha detto monsignor Bodeant.

Dal canto suo, il professor Ordoqui ha segnalato che “è un ambito in cui sono evidenti chiare incoerenze di questo Governo, che da un lato promuove l'aborto e dall'altro manifesta preoccupazione” per la bassa natalità.

“Il tasso di crescita demografica nel nostro Paese”, ha detto Ordoqui, “diminuisce giorno per giorno senza che sia stata adottata alcuna misura di protezione per le famiglie con figli. Anche considerando il tema solo dal punto di vista economico, non si è saputo vedere nei figli il fattore di sviluppo economico del Paese”.

Per i Vescovi uruguayani è “paradossale che, mentre si vuole incoraggiare il numero delle nascite di fronte all'inverno demografico della nostra Nazione e si parla di ricorrere a cittadini di altri Paesi per popolare il nostro territorio uruguayano, si promuovano leggi per decimare la nostra popolazione”.

E' quanto si legge in un comunicato della Conferenza Episcopale Uruguayana pubblicato dopo l'assemblea del 21-25 marzo.

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Vari sono stati i pronunciamenti contro la Chiesa per la sua volontà di opporsi alla legge sull'aborto in Uruguay. Martedì 29 marzo, il quotidiano “Últimas Noticias” ha raccolto alcune dichiarazioni dei promotori dei disegni di legge di fronte al comunicato dei Vescovi.

“Noi che stiamo cercando di far sì che l'interruzione della gravidanza non sia un crimine, senza interferire con le religioni, chiediamo che queste non interferiscano con le disposizioni legali”, ha detto Mónica Xavier.

Per il dottor Ordoqui, l'opinione pubblica in Uruguay ha voluto affrontare il tema dell'aborto come “un tema di religione”, per “monopolizzare l'accettazione dei non cattolici e generare controversie all'interno di questo ambito”, fatto “letteralmente assurdo perché tutti sappiamo che non è un tema di religione”.

“Ne è prova il fatto che l'ex Presidente Vásquez è stato colui che ha posto il veto sul disegno di legge quasi tre anni fa per motivi nettamente scientifici”, ha concluso.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]