USA: Apprezzamento di alcuni ecclesiastici per l’intervento di Bush a sostegno dei rifugiati

Il vescovo Gregory sottolinea le “sentite parole riguardo ai rifugiati”

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WASHINGTON, D.C., martedì, 8 giugno 2004 (ZENIT.org).- I responsabili della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti hanno elogiato il Presidente George W. Bush per i suoi commenti a sostegno dei rifugiati, formulati in occasione dell’inaugurazione della Conferenza della Casa Bianca sulle “faith-based and community initiatives” [iniziative di sostegno alle organizzazioni caritatevoli e assistenziali].



In una lettera in cui esprime apprezzamento al presidente Bush per le sue “sentite parole riguardo ai rifugiati”, il vescovo Wilton Gregory, Presidente della Conferenza Episcopale, ha affermato che l’impegno dei leader americani volto a “ridare slancio e sostegno alla tradizione statunitense di accoglienza dei rifugiati provenienti da tutto il mondo”, è stato molto apprezzato.

Mark Franken, responsabile dei Servizi per i migranti e i rifugiati, della Conferenza Episcopale USA, ha affermato: “Rincuora vedere che il Presidente abbia espresso il suo sostegno personale ai rifugiati e alla necessaria accoglienza da parte degli americani”.

Con riferimento al forte calo nelle ammissioni dei rifugiati. derivante dagli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, Franken ha affermato, “sarà necessaria un’azione del Presidente per assicurare che il programma di ammissione dei rifugiati venga pienamente ripristinato, cosicché ancora una volta la nostra grande nazione possa rappresentare un faro di speranza e di soccorso per molti perseguitati del mondo”.

Nel suo intervento, durante la Conferenza che si è tenuta ai primi di giugno, Bush ha sottolineato l’importanza di accogliere e dare assistenza ai rifugiati.

“Inoltre, la nostra grande nazione riceve decine di migliaia di rifugiati; ed è cosa buona”, ha affermato Bush. “Queste anime fuggono dalla persecuzione e hanno bisogno di aiuto quando approdano al nostro Paese. Non vi sono solo le persone dei nostri quartieri in stato di dipendenza, che vivono la solitudine, la mancanza di una casa e la fame, ma vi sono anche persone che sono arrivate da molto lontano che hanno bisogno della stessa cura e assistenza e dello stesso amore che ricevono i nostri concittadini.”

In particolare, il Presidente ha citato il caso di due rifugiati, entrambi ristabilitisi attraverso i programmi cattolici di carità attivi a livello locale.

“Grazie all’agenzia sociale cattolica in Allentown, Pennsylvania, un’anima è stata risollevata”, ha detto il Presidente riferendosi a Victoria, una donna della Liberia, assistita da istituti cattolici di carità di Allentown.

Parlando di un giovane sudanese di nome Elijah, il Presidente ha affermato che “comunità cattoliche di carità [in Richmond, Virginia, ndr] hanno contribuito al suo recupero, ed ora egli ha trovato una casa vicino Richmond. Come si può constatare, il “faith-based program” ha contribuito a salvare la vita di questo giovane e ad assicurargli un futuro luminoso”.

Il Presidente ha inoltre indicato i Servizi per i migranti e i rifugiati della Conferenza Episcopale, come un modello di “faith-based organization”, in partnership con il Governo, per l’aiuto delle persone bisognose.

Franken, insieme ad altri nove “faith-based leaders”, tra cui l’arcivescovo Harry Flynn di St. Paul-Minneapolis e il vescovo Donald Wuerl di Pittsburgh, si erano incontrati con il Presidente lo stesso giorno della Conferenza, per discutere di una serie di questioni tra cui l’assistenza ai rifugiati e la necessità di riformare la legislazione americana sull’immigrazione.

“Il Presidente si è mostrato molto attento alle questioni ed ha promesso il suo sostegno continuativo per rilanciare e ripristinare i programmi in favore dei rifugiati”, ha affermato Franken.

Franken ha aggiunto che molto lavoro rimane ancora da fare per assicurare ai rifugiati una tutela adeguata e la possibilità di un completo ristabilimento.