USA: nuova dichiarazione dei vescovi sulla libertà religiosa

Prosegue il dibattito sul mandato governativo riguardante aborto, sterilizzazione e contraccezione

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di Kathleen Naab

WASHINGTON D.C., giovedì, 15 marzo 2012 (ZENIT.org) – I vescovi statunitensi hanno dichiarato di essere “fortemente compatti e intensamente concentrati” nell’opporsi alle minacce contro la libertà religiosa, specificando che la minaccia posta dal governo federale, con l’inserimento di abortivi e sterilizzazioni nelle coperture assicurative sanitarie.

Il Comitato Amministrativo della Conferenza Episcopale USA, si è riunito ieri, in occasione del loro incontro di marzo, pubblicando una dichiarazione dal titolo Uniti per la libertà religiosa.

La dichiarazione risponde al mandato del Dipartimento per la Salute, emanato originariamente a gennaio, poi leggermente modificato a febbraio, che impone alle istituzioni cattoliche, il pagamento per contraccezione, abortivi e sterilizzazioni nei loro piani sanitari. Questi “servizi” sono inclusi sotto la denominazione di “cura preventiva”, l’etichetta usata per trattamenti come vaccinazioni e screening per il cancro.

Nel turbinio dei media intorno alla questione, la dichiarazione odierna dei vescovi propone quanto segue: “Vorremmo chiarire su cosa verte – e su cosa non verte – il dibattito. Non stiamo parlando di accesso alla contraccezione, che è onnipresente e poco costosa, anche quando non è fornita dalle mani della Chiesa e con i fondi della Chiesa. Non stiamo parlando soltanto della libertà di religione dei cattolici, ma anche di tutti coloro che riconoscono che la loro amata fede religiosa potrebbe essere impedita. Non stiamo parlando di vescovi che, in qualche modo, vogliono ‘vietare la contraccezione’, dal momento in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti ha posto la questione fuori dal tavolo due generazioni fa”.

“Non si tratta nemmeno – prosegue la dichiarazione – della Chiesa che vorrebbe forzare qualcuno a fare qualcosa; al contrario è il governo federale che vuole forzare la chiesa – intesa nella totalità dei suoi fedeli e in alcune istituzioni – ad agire contro gli insegnamenti del Magistero. Non è una questione di opposizione all’assistenza sanitaria universale, che è una preoccupazione della Conferenza Episcopale dal 1919, quindi dalla sua fondazione. Non è una battaglia che abbiamo intrapreso noi, né l’abbiamo cercata, ma è stata forzata contro di noi dal governo nella sua tempistica. Infine, non è una questione Repubblicana o democratica, né conservatrice o liberal; è una questione Americana”.

La dichiarazione dei vescovi americani offre tre punti che i vescovi individuano nel cuore del dibattito:

- Un’ingiustificata definizione di religione da parte del governo. La dichiarazione spiega che il mandato implica che il governo federale definisca chi sia un datore di lavoro religioso: “datori di lavoro che, tra le altre cose, devono assumere e servire in primo luogo i loro correligionari”.
“Siamo profondamente preoccupati di questa nuova definizione di chi siano le persone di fede e in cosa consista il loro ministero – affermano i vescovi -. Ci è ordinato di amare e servire il Signore; le leggi che proteggono la nostra libertà di soddisfare uno di questi comandamenti ma non l’altro, non sono da celebrare”.

- Un mandato ad agire contro i nostri insegnamenti. “Quelli che il Dipartimento per la Salute non considera “datori di lavoro religiosi” saranno forzati dal governo a violare i loro principi nell’ambito delle loro proprie istituzioni. Questa non è soltanto una ingiustizia in sé, ma mina l’effettiva proclamazione di questi principi ai fedeli e al mondo”.

- Una violazione dei diritti civili personali. “Il mandato del Dipartimento per la Salute crea una terza classe, quelli del tutto privi di una protezione della coscienza: individui che, nel loro quotidiano, si sforzano di agire coerentemente con la loro fede e i loro valori morali. Anche costoro si ritrovano di fronte ad un mandato governativo che provvede a “servizi” contrari ai loro valori - che dovranno sponsorizzare, pagare e assicurare come datori di lavoro, pagare premi assicurativi come datori, oppure, in qualità di assicuratori – senza nemmeno la parvenza di un’esenzione”.

I vescovi assicurano che proseguiranno nei loro sforzi per opporsi al mandato, senza trascurare il perseguimento di “una legislazione che ci riporti allo stesso livello di libertà religiosa che abbiamo goduto fino a poco tempo fa”.

In conclusione, i presuli esortano i fedeli alla preghiera e al sacrificio “per i nostri leader e per la completa protezione della nostra prima Libertà – quella religiosa – che non è solamente protetta dalle leggi e dalla consuetudini della nostra grande nazione, ma è radicata nei principi della nostra grande Tradizione”.

[Traduzione dall’inglese a cura di Luca Marcolivio]