USA: Timore per una lacuna nel disegno di legge sui dati genetici

Potrebbero discriminare i non nati, afferma il Cardinal Rigali

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WASHINGTON, D.C., giovedì, 15 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Il Cardinale Justin Rigali, Arcivescovo di Philadelphia, ha chiesto al Congresso di colmare la lacuna presente in un disegno di legge sulle informazioni genetiche che a suo avviso permetterebbe una discriminazione contro i non nati o i bambini in processo di adozione.



Il Presidente del Comitato dei Vescovi statunitensi per le Attività Pro-Vita ha inviato una lettera al Comitato per l’Istruzione e il Lavoro della Camera, che si pensa emetterà questa settimana un “Atto di Non Discriminazione sulle Informazioni Genetiche”.

Il disegno di legge ha come fine quello di evitare che gli impiegati o le compagnie assicurative discriminino gli individui o le loro famiglie sulla base dei risultati dei test genetici.

Il Cardinal Rigali chiama “lacuna sfortunata e apparentemente non intenzionale” la definizione di membro di famiglia, che il disegno di legge usa in quattro momenti. Il progetto parla di membro della famiglia includendo anche “un bambino nato che sta per o è già posto in adozione”.

Con questa formulazione, ha avvertito il Cardinale, le compagnie assicurative o gli impiegati potrebbero discriminare un bambino prima della nascita, o un bambino di cui è ancora in corso il processo di adozione.

“Così, ad esempio, una compagnia assicurativa potrebbe usare in modo scorretto la conoscenza di un difetto genetico di un bambino per aumentare il premio di una donna, cancellarne l’assicurazione o perfino esercitare pressioni su di lei perché abortisca o cancelli i piani d’adozione per un bambino con bisogni speciali”, ha spiegato il Cardinal Rigali.

“Questo disegno di legge non fornirebbe un rimedio, perché la compagnia non ha usato in modo scorretto le informazioni genetiche sulla donna di un ‘membro della famiglia’ – come si definisce nel progetto –; se la discriminazione raggiunge il suo obiettivo, infatti, il bambino non diverrà mai un ‘membro della famiglia’”.

“Questo importante problema pratico non dovrebbe diventare vittima delle politiche abortiste”, ha poi concluso.