"Utero in affitto è schiavismo". Parola di femminista

La filosofa Sylviane Agacinski invita le donne a "resistere" contro la "disinformazione" sulle madri surrogate. E chiede: "Perché privare i bambini di una madre?"

Roma, (Zenit.org) Redazione | 354 hits

La voce di una donna si leva contro la pratica dell’utero in affitto. E non è la voce di una reazionaria, bensì di una storica rappresentante dell’intellighenzia progressista francese. Si tratta di Sylviane Agacinski, filosofa femminista, moglie dell’ex primo ministro socialista, Lionel Jospin.

Ha recentemente realizzato una nuova edizione del suo libro del 2009 “Corps en miettes” (Corpi lacerati). L’esigenza di uscire con una nuova edizione è spiegata dalla stessa autrice in un’intervista a “FranceInfo”: “Bisogna lottare contro la disinformazione e l’enorme propaganda sulle madri surrogate, che una nuova pratica sociale vorrebbe far diventare le schiave del mondo moderno. Soprattutto le donne devono resistere”.

La Agacinski ha dunque proseguito: “Non si tratta di una tecnica ma di una pratica sociale. Nel mio libro ho voluto dare a chi si interroga sulla sua legittimità tutti gli argomenti per opporsi a una tentazione permanente. Quella di dire: se c’è una nuova possibilità tecnica, allora va bene, bisogna attuarla ma questo significa abdicare al diritto, all’etica e alla dignità della donna”.

Ritiene inoltre che sia “falso dire che siano gli omosessuali a chiederla: sono piccole lobby gay e gruppi socialisti che parlano di ‘libertà per i gay di avere figli’. Molti gay hanno figli generati in modo ‘artigianale’ con delle donne”. La filosofa femminista si chiede dunque: “Perché bisogna privare i bambini di una madre? E perché bisogna trattare le donne come mezzi di procreazione di bambini?”.

In Francia la maternità surrogata viene definita Gpa, cioè gestazione mediante altra persona, un termine che la Agacinski disapprova energicamente. “Usare questi termini significa fare disinformazione - afferma - ma di cosa stiamo parlando? Questa pratica riduce la donna a uno strumento, la sua vita a un mezzo. La donna è una persona, non una femmina riproduttrice”. (F.C.)