"Va favorita la comunione tra i vescovi e il Papa"

Al Sinodo interviene il Segretario di Stato Vaticano

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del card. Tarcisio Bertone

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 18 ottobre 2012 (ZENIT.org) – Riportiamo di seguito l’intervento di S. Em. R. Card. Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato Vaticano, alla quindicesima Congregazione Generale del Sinodo dei Vescovi (17 ottobre 2012).

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La trasmissione della fede è compito tanto fondamentale per la Chiesa da poter rappresentare una descrizione della sua stessa essenza: essa è infatti comunità da sempre costituita nel duplice movimento di ricevere e trasmettere il prezioso tesoro della fede.

Tale compito si declina in maniera diversa a seconda delle situazioni e delle epoche storiche e nel nostro tempo ha assunto in misura sempre maggiore il profilo della nuova evangelizzazione, cioè del rinnovato annuncio rivolto a coloro che, pur essendo già entrati in contatto, in modi diversi, con il messaggio cristiano, si sono trovati ad essere, per usare le immagini della parabola evangelica, come il terreno sassoso, o quello infestato dai rovi, o addirittura come la strada, in cui il maligno ruba il buon seme della Parola (cfr. Mt 13,18-22).

In questo intervento desidero mettere in luce il contributo che intendono offrire alla trasmissione della fede in contesto di nuova evangelizzazione i Rappresentanti Pontifici e l’insieme delle strutture della Santa Sede che ne coordina la missione.

Vi è in primo luogo un servizio specifico, che è quello di vigilanza e tutela della libertas Ecclesiae. Si tratta di un servizio propedeutico alla missione della Chiesa, ma quanto mai necessario anche nell’odierno contesto. Si registrano ancora, purtroppo, in non poche regioni del mondo, restrizioni talora gravi al libero esercizio della missione della Chiesa, sia “là dove l’ordinamento politico si ispira a sistemi filosofici e politici che postulano uno stretto controllo, per non dire un monopolio, dello Stato sulla società”, sia là dove “si accorda una grande importanza al pluralismo e alla tolleranza, ma la religione subisce una crescente emarginazione” (cfr. Benedetto XVI, Discorso ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 10 gennaio 2011).

In tali contesti, l’azione dei Rappresentanti Pontifici, attraverso gli strumenti del dialogo diplomatico con le autorità civili e d’intesa con gli episcopati, è volta non alla ricerca di anacronistici privilegi, bensì a garantire alla Chiesa, nella misura migliore possibile, quella libertà nel governo interno e nell’esercizio della propria missione che essa rivendica legittimamente, e che, quando è presente, finisce per ridondare anche a beneficio degli appartenenti ad altre tradizioni religiose, nonché ad alimentare la concordia dell’intera società.

In modo simile, l’opera degli Osservatori e Rappresentanti della Santa Sede presso le Organizzazioni Internazionali è volta, oltre che al servizio della causa della pace e della difesa dei diritti fondamentali della persona umana, a garantire il diritto di cittadinanza per la Chiesa, per le sue istituzioni e, direi, per la visione cristiana dell’uomo, oggi minacciata in alcuni elementi di fondo dalla cosiddetta cultura dominante.

Accanto a tale servizio, i Rappresentanti Pontifici sono consapevoli della responsabilità diretta che hanno, in quanto membri del Collegio episcopale, in ordine all’annuncio del Vangelo e dunque alla promozione della nuova evangelizzazione.

Tale responsabilità si determina anzitutto nel favorire la comunione tra i membri del Collegio Episcopale e il Romano Pontefice. Rendendo presente la sollecitudine per tutte le Chiese, propria del Successore di Pietro, i suoi rappresentanti sono per natura chiamati ad essere costruttori della comunione, che è in se stessa un potente fattore di evangelizzazione (cfr. Gv 13,35). Essa è anzitutto un dono che viene dall’alto, dono che però fa appello alla nostra collaborazione e si traduce in un impegnativo e quotidiano compito, che permette alle sensibilità diverse di tradursi in ricchezza e non in antagonismi.

Desidero assicurare davanti a questa qualificata assemblea l’impegno che Nunzi e Delegati Apostolici intendono porre nel favorire da un lato l’accoglienza presso gli episcopati del Magistero pontificio e delle indicazioni che vengono dagli organismi della Santa Sede, e dall’altro nell’aiutare il Papa e i suoi collaboratori a sempre meglio conoscere e comprendere la realtà delle Chiese locali, le loro ricchezze e le loro difficoltà.

Non si deve poi dimenticare un’opera più diretta di servizio all’evangelizzazione che i Rappresentanti Pontifici svolgono, quando sono chiamati nelle diverse Diocesi per consacrazioni episcopali, ricorrenze particolari, o visite di carattere pastorale. Attraverso questa forma di ministero essi rendono presente in modo tutto speciale, in mezzo al Popolo di Dio, la persona del Papa, la sua cura e sollecitudine per l’intero gregge di Cristo, una presenza che è particolarmente sentita dai fedeli, e che contribuisce a rendere maggiormente visibile la cattolicità della Chiesa.

Indubbiamente il ministero dei Rappresentanti Pontifici vive nella storia, cammina con la Chiesa e ha sempre bisogno di rinnovarsi e perfezionarsi per essere all’altezza delle esigenze dei tempi. Per tale motivo il Santo Padre ha deciso di convocare a Roma, nel prossimo mese di giugno, tutti i Nunzi, i Delegati Apostolici e gli Osservatori permanenti per un incontro di riflessione, che fa seguito a quello tenuto ormai più di dieci anni fa in occasione del Grande Giubileo del 2000. Sarà un’opportunità per uno scambio di esperienze e per approfondire il senso della missione dei Rappresentanti Pontifici nelle circostanze odierne. Sono certo di contare per questo anche sulla vostra preghiera.