Vaticano II e Catechismo come porta dell'Anno della Fede

Convegno Pastorale della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea

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di Eugenio Fizzotti

ROMA, lunedì, 24 settembre 2012 (ZENIT.org) - Dodici laboratori tematici hanno caratterizzato il Convegno pastorale della Diocesi Mileto-Nicotera-Tropea, svoltosi nell’Auditorium della Parrocchia “Gesù Salvatore”a Vena di Jonadi – Mileto nei giorni 20, 21 e 22 settembre 2012. Il primo riguardava “La Chiesa del dopo-Concilio: strutture di partecipazione e coinvolgimento dei laici”; il secondo “Chiesa-Parrocchia missionaria e territorio: quale impegno per una evangelizzazione mirata”, il terzo “La pietà popolare: un’opportunità per evangelizzare la fede adulta”, il quarto: “Itinerari catecumenali di catechesi: dall’iniziazione cristiana a una fede responsabile”; il quinto: “I Catechisti e la loro formazione per un’efficace iniziazione cristiana”; il sesto: “Parrocchia-Famiglia e iniziazione cristiana”.

La partecipazione di numerosi membri della diocesi ha consentito l’approfondimento del cammino della catechesi dopo il Concilio con riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica in particolare, avvalendosi delle relazioni di Mons. Vincenzo Varone, vicario episcopale per la pastorale, diMons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto in Sicilia, di P. Celeste Garrafa, ardorino e direttore dell’Ufficio catechistico regionale.

Terminati i lavori dei gruppi,Mons. Luigi Renzo, Vescovo della diocesi di Milero-Nicotera-Tropea, ha manifestato con entusiasmo un caloroso ringraziamento  sia ai partecipanti che «al Signore per il grande amore che ha riversato sulla nostra Chiesa di Mileto-Nicotera-Tropea in questi tre giorni di Convegno: giorni di grazia abbondante».

Riconoscendo che i doni ricevuti nel corso dei lavori grazie all’apporto sia scientifico che pastorale dei relatori e dei membri dei gruppi costituiscono una base fruttifera che, come i talenti del Vangelo, consentono una programmazione originale dal punto di vista pastorale e un coinvolgimento sistematico personale e comunitario,Mons. Renzoha voluto evidenziare la ricchezza di proposte emersa dai Laboratori e ha scelto di richiamarne qualche linea affiorata attraverso queste sei straordinarie frasi: «1. La Chiesa del dopo-Concilio deve coinvolgere i laici per i quali occorre una più seria formazione al valore della comunione. 2.  Le parrocchie devono acquisire uno stile missionario, disponibili al dialogo e alle esigenze attuali, senza rinunciare a collaborare e a fare rete con le altre parrocchie. 3. La pietà popolare non può ridursi all’organizzazione di feste, spesso occasione solo di spreco di denaro; al contrario possono e devono essere occasione di evangelizzazione. 4. Urge una conversione pastorale negli itinerari di catechesi, che tengano in maggior conto il ritmo di crescita dei ragazzi; non si può fare a meno di coinvolgere le famiglie; i catechisti siano espressione della comunità. 5. Sviluppare una catechesi destinata non ai Sacramenti, ma alla vita e al coinvolgimento responsabile nella vita della comunità cristiana.6. Inun percorso catecumenale di catechesi il ruolo della famiglia è fondamentale per far scoprire alla stessa famiglia la sua identità sacramentale innata».

Dall’insieme dei lavori è apparso con estrema chiarezza che occorre «avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e porre i passi perché concretamente l’icona della Chiesa locale diventi presto con l’impegno di tutti quella del progetto di Gesù, liberandola da altre pastoie: una Chiesa, cioè, eucaristica capace di porsi in relazione con il mondo, soprattutto con il nostro mondo».

Interessante è stato anche il richiamo ai problemi, alle sfide e alle risposte che il territorio vibonese giustamente si aspetta non amministrando i sacramenti al ribasso, nella piena consapevolezza che senza alcuna evangelizzazione seria e talora solo per amicizia personale non si costruisce la Chiesa, non si rinvigorisce la fede comune, non si riempiono le chiese. Occorre, quindi, rendersi conto che soprattutto le file dei ragazzi e dei giovani, cioè di quelli che si avvicinano di più per il catechismo, si assottigliano e piantano in asso per cui occorre essere esigenti e sistematici per come richiesto da una valida formazione cristiana.

Avendo chiarito che ci si sta rendendo conto che «la benevolenza non paga e non è ammorbidendo la proposta evangelica che si ottiene di più, soprattutto con le famiglie»,Mons. Renzoha sottolineato che dal Convegno occorre «uscire con la convinzione che una Chiesa rinnovata non può non essere coraggiosa, determinata, propositiva e profetica». E richiamando l’appressarsi dell’apertura dell’Anno della fede, durante il quale il Santo Padre chiede di “varcare la porta della fede” assumendo all’interno delle comunità tutte le esigenze derivanti dal Vangelo, e di “varcare la porta del mondo”  a cui si è inviati con la fede nel cuore e con la forza delloSpirito Santo, il testimone fedele, il Vescovo ha sollecitato «ad andare avanti, ad andare oltre, a riprendere coraggio, a riprendere il cammino della vita nella società in cui oggi siamo posti con la volontà della testimonianza, spinti e rinvigoriti dalla gioia di poter in qualche modo essere di aiuto al Signore per cambiare il cuore inaridito dell’uomo e di riflesso per rendere più umane e costruttive le relazioni tra i cristiani e tra gli uomini».

Il riferimento esplicito al Concilio Vaticano II che al n. 64 della Costituzione sulla Sacra Liturgia afferma la necessità che «si ristabilisca il catecumenato degli adulti, diviso in più gradi, da attuarsi a giudizio dell’Ordinario del luogo, in modo che il tempo del catecumenato, destinato ad una conveniente istruzione, sia santificato con riti sacri da celebrarsi in tempi successivi», ha come conseguenza la prospettiva che «il catecumenato non è una semplice esposizione di dogmi e di precetti, ma una formazione a tutta la vita cristiana e un tirocinio debitamente esteso nel tempo, mediante i quali i discepoli vengono in contatto con Cristo, loro maestro. È un’iniziazione cristiana così coinvolgente e motivata che non può essere soltanto opera dei catechisti o dei sacerdoti, ma di tutta la comunità dei fedeli. È inoltre fondamentale promuovere una convinta sinergia educativa tra parrocchia e famiglia, tra catechisti parrocchiali e genitori superando spesso quel clima di diffidenza dei catechisti verso le famiglie e di queste verso i catechisti. Essere alleati è importante sia per promuovere - proprio a partire dai genitori dei ragazzi del catechismo - l’impegno di rievangelizzazione degli adulti, sia per rinnovare i cammini dell’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi, all’interno dei quali la presenza dei genitori risulta essere non solo significativa, ma urgente e insostituibile».

E il Vescovo ha ritenuto opportuno suggerire che parroci, catechisti e consigli pastorali parrocchiali prendano in mano e studino insieme i documenti della CEI: Orientamenti per il catecumenato degli adulti destinati alle persone adulte, superiori cioè a 14 anni (secondo il Diritto canonico) che non hanno ricevuto il Battesimo e domandano i sacramenti dell’iniziazione cristiana per entrare nella Chiesa; Orientamenti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni, che chiedono di essere iniziati al mistero di Cristo e alla vita della Chiesa (1999); Orientamenti per il risveglio della fede e il completamento dell’iniziazione cristiana in età adulta (2003) per i cristiani che, pur non avendo rinnegato il Battesimo, desiderano risvegliare la loro fede in Cristo “per vivere l’esperienza cristiana in maniera consapevole e operosa”. 

Utili sono risultati anche i criteri da lui proposti per il rinnovamento della catechesi: «1. Proporre la fede senza presupporla. Di Dio, purtroppo, oggi non si parla più nelle famiglie e il nostro ambiente non è proprio evangelizzato. 2. Imparare a vedere tutto a partire dai 4 pilastri del Catechismo della Chiesa Cattolica: il Credo (una fede creduta perché conosciuta), i Sacramenti (una fede celebrata nella comunità), i Comandamenti (una fede che permea la vita), la Preghiera (una fede pregata che cura la relazione con Dio). 3. Proporre l’Iniziazione Cristiana alle famiglie partendo dal Battesimo e dalle promesse matrimoniali. 4. Far crescere la Pastorale giovanile perché i ragazzi dopo la Cresima possano inserirsi e continuare in essa il cammino intrapreso. 5. Dare maggiore valenza e importanza al ruolo dei sacerdoti come formatori e direttori spirituali dei catechisti, senza dare deleghe in bianco a nessuno».

Dall’insieme è quindi emerso che il programma educativo che la diocesi si prefigge è chiaramente serio, esigente e senza scadenze prefissate, per cui è fondamentale sia la presenza attiva che la collaborazione della famiglia in tutto il percorso. Trattandosi di un programma quasi avveniristico, che ha bisogno di tempi lunghi di maturazione, oltre che di un’équipe di catechisti e di famiglie formate al metodo, senza rinunciare in partenza all’obiettivo certamente altamente qualificante per la Chiesa locale, Mons. Renzoha espresso il desiderio che «almeno qualche parrocchia o gruppi di parrocchie vicine partissero con esperienze pilota. In verità qualche parrocchia sta provando  - e mi pare con buona collaborazione -  questo tipo nuovo di cammino catechistico, che costituisce senza dubbio una singolare opportunità di crescita complessiva. Ciò sarà di ulteriore stimolo per costituire anche nella nostra diocesi un Servizio diocesano per il catecumenato che, in stretta collaborazione con l’Ufficio Catechistico diocesano, possa essere di supporto e di riferimento alle comunità parrocchiali disposte a mettersi in gioco e a ripensare i cammini catechistici e la propria pastorale più generale».

E facendo riferimento all’elaborazione che sta preparando della Lettera Pastorale che sarà consegnata il 25 ottobre con il mandato diocesano agli operatori pastorali,Mons. Renzoha ringraziato nuovamente tutti per la disponibilità e, augurando un buon cammino nell’Anno della fede, ha promesso di affidare alla Madonna «la crescita della nostra fede e la buona volontà che tutti vorremo mettere per renderela nostra Chiesalocale più rassomigliante all’immagine che Gesù si aspetta».