Venendo al mondo, Dio risponde al grido dell'uomo

Nel suo Messaggio Natalizio, Benedetto XVI invoca: "Signore vieni a salvarci!"

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 25 dicembre 2011 (ZENIT.org) – Contro ogni pretesa dell’uomo d’oggi di cavarsela da solo, in questo Natale più che mai è necessario gridare: “Signore vieni a salvarci”. Lo ha detto papa Benedetto XVI, affacciandosi stamattina dalla Loggia della Basilica di San Pietro per trasmettere il messaggio natalizio e la Benedizione Urbi et Orbi.

Un’antica antifona liturgica proclama: Veni ad salvandum nos! “Vieni a salvarci! - ha commentato in proposito il Santo Padre -. Questo è il grido dell’uomo di ogni tempo, che sente di non farcela da solo a superare difficoltà e pericoli. Ha bisogno di mettere la sua mano in una mano più grande e più forte, una mano che dall’alto si tenda verso di lui”.

Nascendo a Betlemme dalla Vergine Maria, Gesù è quindi “la mano che Dio ha teso all’umanità, per farla uscire dalle sabbie mobili del peccato e metterla in piedi sulla roccia, la salda roccia della sua Verità e del suo Amore (cfr Sal 40,3)”.

Riconoscere che Dio è il Salvatore e “noi quelli che si trovano nel pericolo”, è “un primo passo verso la salvezza, verso l’uscita dal labirinto in cui noi stessi ci chiudiamo con il nostro orgoglio”.

Gesù Cristo è la vera “risposta” che Dio ha dato ascoltando il “grido dell’uomo” e questa risposta “supera infinitamente la nostra attesa”, ha osservato il Papa.

“Solo il Dio che è amore – ha aggiunto Benedetto XVI - e l’amore che è Dio poteva scegliere di salvarci attraverso questa via, che è certamente la più lunga, ma è quella che rispetta la verità sua e nostra: la via della riconciliazione, del dialogo, della collaborazione”.

Il Santo Padre ha quindi esortato a levare il grido “Vieni a salvarci!”, “in unione spirituale con tante persone che vivono situazioni particolarmente difficili, e facendoci voce di chi non ha voce”.

Benedetto XVI ha invocato il “divino soccorso” per le popolazioni del Corno d’Africa, colpite da fame e carestie “aggravate da un persistente stato di insicurezza” e ha sollecitato la Comunità internazionale perché “non faccia mancare il suo aiuto ai numerosi profughi provenienti da tale Regione, duramente provati nella loro dignità”.

La preghiera del Papa è andata anche alle popolazioni alluvionate del Sud-Est asiatico, Filippine e Thailandia in particolare, e alla “umanità ferita dai tanti conflitti che ancora oggi insanguinano il pianeta”.

“Egli, che è il Principe della Pace, doni pace e stabilità alla Terra che ha scelto per venire nel mondo, incoraggiando la ripresa del dialogo tra Israeliani e Palestinesi”, ha proseguito il Pontefice, pregando anche per la Siria, “dove tanto sangue è stato già versato” e per la “piena riconciliazione e la stabilità in Iraq ed in Afghanistan”.

“La nascita del Salvatore sostenga le prospettive di dialogo e di collaborazione in Myanmar, nella ricerca di soluzioni condivise”, ha aggiunto Benedetto XVI, auspicando anche che questo Natale “garantisca stabilità politica ai Paesi della Regione africana dei Grandi Laghi ed assista l’impegno degli abitanti del Sud Sudan per la tutela dei diritti di tutti i cittadini”.

Il Papa ha terminato il messaggio natalizio, ricordando ancora una volta che “il Bambino che contempliamo è la nostra salvezza”.

Sono seguiti gli auguri in 65 lingue. Ai fedeli di lingua italiana, il Santo Padre ha rivolto le seguenti parole: “Buon Natale ai romani e agli italiani! La nascita di Cristo Salvatore e l’accoglienza gioiosa del suo Vangelo di salvezza rinnovino i cuori dei credenti, portino pace nelle famiglie, consolazione ai sofferenti e aiutino gli abitanti dell’intero Paese a crescere nella reciproca fiducia per costruire insieme un futuro di speranza, più fraterno e solidale”.