Venezuela: l’episcopato chiede maggiore luce sui risultati del referendum

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CARACAS, domenica, 22 agosto 2004 (ZENIT.org).- Il presidente della Conferenza Episcopale del Venezuela ha manifestato questo martedì la sua “enorme preoccupazione” per i dubbi sorti sulla scarsa trasparenza con la quale sono stati resi pubblici i risultati del referendum della scorsa domenica sulla revoca del mandato del presidente Hugo Chávez.



Il presidente della Confrenza Episcopale del Venezuela, monsignor Baltazar Porras, ha incoraggiato tutti gli agenti politici e sociali a intraprendere un dialogo sincero che conduca alla riconciliazione.

In alcune dichiarazioni concesse alla “Radio Vaticana”, l’arcivescovo di Mérida ha affermato che il paese è “paralizzato” in “un clima di incertezza” in seguito al modo con il quale sono stati annunciati i risultati del voto.

Il “Consejo Nacional Electoral” (CNE, sigla in spagnolo) ha reso noto lo scorso lunedì che i voti a favore della revocazione dell’incarico di presidente della Repubblica hanno raggiunto il 41,74% dei suffragi validi (3.576.517 voti), mentre i votanti che si sono espressi a favore della permanenza al potere di Chávez sono stati il 58.32% (4.991.483 voti).

I risultati di questo referendum confermano in questo modo il mandato del presidente venezuelano fino al 2007.

“Questo ci preoccupa come Chiesa, poichè vi era la speranza che ci fosse un cammino di riconciliazione per la società venezuelana, ma per come stanno le cose sembra che possa sprofondare nelle differenze”, ha poi aggiunto.

“Ciò di cui ha bisogno il Venezuela è che noi rimaniamo tutti uniti lavorando per il suo sviluppo, materiale e spirituale, e per la pace di tutti i cittadini. Per questo chiediamo agli autori che diano una spiegazione affinché tutta la popolazione venezuelana possa avere tranquillità e serenità”.

Il cardinale venezuelano José Castillo Lara in alcune dichiarazioni rilasciate questo lunedì sempre all’emittente vaticana ha qualificato come “frode gigantesca” il referendum tenutosi domenica, “perché anzitutto c’è stato un afflusso alle urne elettorali mai visto in Venezuela, però i centri elettorali, cambiando quello che era disposto avevano messo, come scrutinatori per aiutare i centri elettorali, tutta gente del partito del governo”.

“Gli exit poll indicavano che c’era un 65% a favore del ‘sì’, cioè della revoca del mandato, e solo un 35 o al più un 40% a favore del presidente”, ha constatato il porporato esperto in questioni giuridiche e presidente emerito della Commissione Pontificia per lo Stato della Città del Vaticano.

Il cardinale ha in seguito denunciato che i rappresentanti governativi hanno comprato i voti delle persone: “Alla gente povera davano l’equivalente di 50-60 dollari, moneta americana, se votavano per il ‘no’, cioè per la conservazione del presidente”.