"Vengo a Cuba come pellegrino della Carità"

Benedetto XVI accolto dal presidente Castro al suo arrivo all'aeroporto di Santiago

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di Luca Marcolivio

SANTIAGO DE CUBA, martedì, 27 marzo 2012 (ZENIT.org) – Una visita pastorale che papa Benedetto XVI desiderava fare da tempo e che ieri sera, “grazie alla bontà divina”, ha potuto realizzare. Al suo arrivo all’aeroporto internazionale di Santiago de Cuba, il Papa è stato accolto dal presidente Raul Castro e dall’arcivescovo di Santiago, monsignor Dionisio Guillermo Garcia Ibáñez.

All’arrivo del Santo Padre erano presenti anche il Nunzio Apostolico, monsignor Bruno Musarò, numerose autorità politiche e civili, i decani regionali del Corpo Diplomatico, i Vescovi cubani e un gruppo di fedeli. Dopo aver ricevuto un omaggio floreale da un gruppo di bambini, Benedetto XVI ha ascoltato il discorso di benvenuto del presidente Castro.

“Cuba la accoglie con affetto e rispetto e io sono onorato dalla sua presenza”, ha detto al Papa il leader cubano. Raul Castro ha poi ricordato i disagi del suo paese, segnato sensibilmente dall’embargo degli USA ma, al tempo stesso, ha sottolineato i buoni rapporti tra Stato e Chiesa e la grande partecipazione di popolo al recente pellegrinaggio della Madonna del Cobre, che ha saputo essere un segno di unità per tutti i cubani.

Il Santo Padre, da parte sua, ha subito ricordato la “storica visita” del suo predecessore, il beato Giovanni Paolo II, “che ha lasciato una traccia indelebile nell’animo dei cubani” e che per molti, “credenti e non”, rappresenta ancora una “guida luminosa”, sia nella vita personale, sia per il bene comune della Nazione.

Il passaggio sull’isola caraibica di papa Wojtyla, avvenuto nel 1998, fu “come una brezza soave di aria fresca”, ha commentato il successore, e destò in molti cubani la “rinnovata coscienza dell’importanza della fede” e “nuovo vigore alla chiesa in Cuba”.

Da allora, lo spirito di collaborazione e fiducia tra Stato e Chiesa è visibilmente migliorato, tuttavia permangono aspetti “nei quali si può e si deve avanzare”, soprattutto per quanto riguarda il “contributo imprescindibile che la religione è chiamata a svolgere nell’ambito pubblico della società”.

Benedetto XVI ha poi sottolineato la ricorrenza del 400° dalla scoperta della Vergine della Carità del Cobre, chiamata anche Virgen Mambisa, che ha diffuso la fede cattolica a Cuba, venendo venerata come patrona dell’isola, incoraggiando anche “la difesa e la promozione di ciò che rende degna la condizione umana e dei suoi diritti fondamentali”.

Per le tante grazie concesse al popolo cubano in questi quattro secoli, il Papa ha espresso il desiderio di recarsi a El Cobre e prostrarsi anch’egli dinnanzi alla Madre di Dio, perché possa guidare “i percorsi di questa amata Nazione sui sentieri della giustizia, della pace, della libertà e della riconciliazione”.

“Vengo a Cuba come Pellegrino della carità – ha proseguito Benedetto XVI - per confermare i miei fratelli nella fede e incoraggiarli nella speranza, che nasce dalla presenza dell’amore di Dio nelle nostre vite”.

Il Pontefice ha dichiarato di portare nel cuore “le giuste aspirazioni”, “i legittimi desideri” e “gli aneliti più nobili” di tutti i cubani, “dovunque si trovino”, senza dimenticare i “detenuti”: chiara l’allusione, dunque, agli oppositori al governo castrista.

Consapevole delle sofferenze del popolo cubano, il Papa ha invitato a non guardare esclusivamente alla “difficoltà economica” e a prestare attenzione, invece, alla “profonda crisi di tipo spirituale e morale, che ha lasciato l’uomo senza valori e indifeso di fronte all’ambizione e all’egoismo di certi poteri che non tengono conto del bene autentico delle persone e delle famiglie”.

Anche Cuba, quindi, come tutto il mondo, deve comprendere che “il vero progresso necessita di un’etica che collochi al centro la persona umana e tenga conto delle sue esigenze più autentiche, in modo speciale della sua dimensione spirituale e religiosa”.

Ovunque, quindi, servono “uomini retti e di ferme convinzioni morali e alti valori di fondo che non siano manipolabili da interessi limitati, e che rispondano alla natura immutabile e trascendente dell’essere umano”.

Il Pontefice ha poi ricordato alcuni dei cattolici cubani più illustri, che “si trovano scolpiti nell’opera e nella vita di molti insigni padri della patria”. Tra questi: “il Beato José Olallo y Valdés, il Servo di Dio Félix Varela o l’insigne José Martí”. Tutti profili umani altissimi in grado di indirizzare un paese che “in questo momento così importante della sua storia, sta guardando già al domani”.

In conclusione, Benedetto XVI ha chiesto l’intercessione di Nostra Signora della Carità del Cobre perché “conceda a tutti un futuro pieno di speranza, di solidarietà e di concordia”.

Terminata la cerimonia di benvenuto, il Papa si è trasferito all’Arcivescovado di Santiago de Cuba.