"Verso l'Anno della Fede": una porta aperta sul Concilio

La nuova rubrica del Messaggero di sant'Antonio curata dal noto biblista monsignor Carlo Ghidelli, arcivescovo emerito di Lanciano-Ortona

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ROMA, giovedì, 2 agosto 2012 (ZENIT.org) - Una nuova firma arricchisce le pagine del «Messaggero di sant’Antonio» (rivista diffusa in più di 160 Paesi del mondo in 7 lingue): è quella di monsignor Carlo Ghidelli, arcivescovo emerito di  Lanciano-Ortona.  

L’autore, noto biblista e autore di numerose pubblicazioni sulle Sacre Scritture, aiuterà i lettori della rivista a «incamminarsi» con consapevolezza «Verso l’anno della fede» (questo il titolo della rubrica) che si aprirà il prossimo ottobre 11 ottobre. La data coincide, infatti,  con il cinquantesimo anniversario dell’avvio del Concilio Vaticano II.  

Monsignor Ghidelli commenterà in questi mesi, con la sua riconosciuta immediatezza e profondità, la Lettera scritta da Benedetto XVI in forma di «Motu proprio» dal titolo «Porta fidei».

«Porta fidei» indica con estrema chiarezza il significato e lo scopo dell’«Anno delle fede» nel quale saremo chiamati non solo a rinnovare il nostro atto di fede ma pure a manifestare la fede che  professiamo nella vita che viviamo.

L’arcivescovo emerito di Lanciano-Ortona si sofferma, in questo mese, proprio su un passaggio del testo della Lettera apostolica «Porta fidei» di Benedetto XVI: «Ho ritenuto che far iniziare l’Anno della fede in coincidenza con il cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II possa essere un’occasione propizia per comprendere che testi lasciati in eredità dai Padri conciliari, secondo le parole del beato Giovanni Paolo II, “non perdono il loro valore né il loro smalto”».

«Parlando di  “valore” e “smalto” in riferimento ai documenti conciliari, Giovanni Paolo II intendeva certamente manifestare ed esprimere un suo convincimento personale, lui che è stato padre conciliare a pieno titolo e ha collaborato alla stesura della “Gaudium et spes”: nulla e nessuno – sottolinea monsignor Ghidelli – potrà mai togliere al Concilio il merito di aver messo la Chiesa in uno stato di rinnovamento solido, secondo il progetto di papa Giovanni XXIII».

L’attualità dei documenti conciliari potrà essere colta soprattutto da chi, mediante la lettura di alcuni diari del Concilio, ha avuto modo di seguire lo sviluppo delle discussioni in aula, tra i quali  Joseph Ratzinger, allora teologo dell’arcivescovo di Monaco.

«Il Concilio – afferma l’arcivescovo – è stata una grazia anzitutto perché ha portato la Chiesa a riflettere su stessa e sul suo ministero; perché l’ha liberata da tutto quello che la appesantiva eccessivamente; perché l’ha messa in relazione alla persona di Cristo Signore e alla Trinità; perché l’ha messa in rapporto con il mondo; perché ha rinnovato la sua coscienza missionaria».

«Nel  Concilio – scrive il Papa riferendosi ancora a Giovanni Paolo II – ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre». «Essa serve soprattutto al capitano della nave – osserva l’arcivescovo Ghidelli –: – è da lui che si attende l’indicazione autorevole e paterna su come muoversi nelle odierne circostanze storiche.

Se il Concilio è stato definito una bussola lo dobbiamo considerare tale non solo per il passato, ma anche per il presente e per il futuro della Chiesa: cosa ovvia ma non per questo meno importante». E conclude: «Se avremo il coraggio di seguire e fare nostre le indicazioni del Concilio potremo vedere rifiorire la Chiesa di Cristo come papa Giovanni ha auspicato».