Vescovi argentini lodano in televisione “La Passione” di Mel Gibson

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BUENOS AIRES, lunedì 22 marzo 2004 (ZENIT.org).- Nel corso di un programma televisivo alcuni vescovi argentini hanno espresso dei pareri positivi sul film “La Passione di Cristo” diretto da Mel Gibson.



Le testimonianze dei prelati, accompagnate da servizi e immagini tratte dal film, sono state trasmesse sabato su Canale 9 dal programma “Claves para un mundo mejor”, diretto dal giornalista Tito Garabal.

Monsignor Rubén Di Monte, arcivescovo di Mercedes-Luján, ha dichiarato durante la trasmissione: “Ho parole di ammirazione per il film, mi ha davvero incantato. E’ fatto benissimo, riflette le cose che tante volte si meditano sulla Passione di Gesù e corrisponde a ciò che ci dicono le Sacre Scritture”.

“Sono molto contento di averlo visto”, ha aggiunto. “Credo che per comprenderlo si debbano conoscere bene i Santi Vangeli e chi ha la grazia di conoscerli apprezza questa versione cinematografica in modo speciale”.

“Spero che faccia molto, molto bene alla gente, e che non ci si invischi in discussioni sterili su chi attacca o chi non attacca, chi giustifica e chi non giustifica, ma che si possa approfittare spiritualmente del film perché è a questo che devono tendere coloro che vedranno questa pregevole opera ”, ha concluso.

Monsignor Mario Maulión, arcivescovo di Paraná, ha confessato: “Mi ha colpito non tanto la parte più dolorosa, che è davvero molto forte, ma soprattutto il fatto che trasmetta un messaggio di speranza nel Signore, speranza di vita e un messaggio di fedeltà all’uomo e al Padre”.

“Vi confesso che mi ha impressionato ed emozionato”, ha detto il Presidente della Commissione Episcopale per la Comunicazione Sociale.”Anzi, direi che mi ha scosso spiritualmente, e non sono il solo. Quando ho finito di vederlo, insieme ad altri fratelli vescovi, abbiamo tutti convenuto sul fatto che ci ha davvero colpiti”.

“Qualunque altra interpretazione che si possa dare al film, come si sta facendo ora, mi sembra priva di fondamento”, ha sottolineato. “L’interpretazione della responsabilità della morte del Signore è che Egli non è morto ‘contro qualcuno’, ma dando la vita per tutti. Il film mostra un cammino di riconciliazione e di ricerca di Dio. Farà molto bene a moltissima gente”.

Monsignor Mario Serra, vescovo emerito di Buenos Aires, che è stato per molti anni Presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e i Rapporti con gli Ebrei, ha detto: “Ho visto molti film su Cristo, ma mai uno che avesse la forza di questo”.

“Non si può dire che questo film sia antisemita”, ha continuato. “Non si può proprio dire. Il Vangelo va letto partendo dalla fede e dalla fede si vede che Cristo non riguarda i Romani, gli Ebrei o un popolo, ma tutti noi. E’ questo il mistero della morte di Cristo sulla Croce”.

Monsignor Rubén Frassia, vescovo di Avellaneda-Lanús, ha affermato: “Mi ha colpito il senso autenticamente religioso del film, che è stupendo, un’opera d’arte cinematografica. Mi è sembrato notevole il modo in cui è stato realizzato e il fatto che sia stato girato nella lingua originale, l’aramaico, usando il latino per i personaggi romani”.

“E’ un film che ci mostra l’amore di Gesù e il Suo dolore, ma è anche molto mariano. La figura della Vergine Maria è presentata con una tenerezza, una dignità e un controllo straordinari e mostra la donna che conosce il mistero, che lo accompagna e che rimane in piedi davanti a Suo Figlio nonostante il dolore. E’ un lavoro davvero riuscito”.

Monsignor Fernando Maletti, vescovo di Bariloche, ha affermato: “Per me, vedere ‘La Passione’ è stato quasi un ritiro spirituale. Mi è sembrata una vera catechesi molto attuale per la nostra epoca e della quale, nonostante la durezza, non bisogna aver paura. In un periodo come questo, in cui prevale la superficialità, vedendo quanto sia stata cruenta la morte di Gesù dobbiamo capire quale cammino intraprendere”.

“E’ chiaro che la Passione del Signore è per la redenzione di tutti i nostri peccati ed emerge chiaramente dal film che i colpevoli della morte di Gesù siamo tutti noi, rappresentati in vari personaggi che appaiono sempre eclissati dall’immagine di Cristo”, ha aggiunto il Presidente della Commissione Episcopale per l’Aiuto alle Regioni Più Bisognose.

“Il film è stato criticato, ma debbo dire che non vi ho riscontrato alcun tratto di antisemitismo perché è molto fedele ai quattro Vangeli”, ha concluso Monsignor Maletti. “E’ anche una lettura fedele del Nuovo Testamento partendo dalle profezie di Isaia e la scena finale esprime come la speranza sorga piena e decisa come un supremo atto d’amore di Dio”.