Vescovi del Cile: donne e bambini danneggiati dall’introduzione del divorzio vincolante

“Il matrimonio per tutta la vita continuerà ad essere un bene per il Cile”

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SANTIAGO DEL CILE, giovedì 1° aprile 2004 (ZENIT.org).- Il Comitato Permanente della Conferenza Episcopale del Cile è tornato recentemente ad esprimere la sua convinzione sul fatto che il divorzio vincolante, soprattutto quello unilaterale per abbandono, lungi dal rafforzare la famiglia, finisca per danneggiare i suoi membri più deboli.



E’ quanto si apprende da una dichiarazione del Comitato Permanente dell’episcopato cileno del 17 marzo scorso, diffusa in occasione della recente approvazione, da parte del Congresso Nazionale, della nuova Legge sul Matrimonio Civile che, pur contenendo alcune innovazioni positive, include il divorzio vincolante.

“Era necessaria una nuova legge sul matrimonio civile per migliorare la legislazione precedente e per aiutare i fratelli e le sorelle i cui matrimoni sono falliti e che hanno bisogno del nostro sostegno e del nostro accompagnamento”, hanno riconosciuto i vescovi cileni nel documento.

I prelati, che “sin dall’inizio del dibattito politico e legislativo” hanno proposto al Paese gli insegnamenti di Gesù “a favore del matrimonio indissolubile”, lanciano però un allarme sugli effetti negativi del divorzio vincolante.

“Alla luce della conoscenza fornitaci dalla fede, dalla ragione e dall’esperienza, siamo fermamente convinti del fatto che il divorzio vincolante – soprattutto quello unilaterale, per abbandono – lungi dal rafforzare la famiglia, finisca per danneggiare sempre i suoi membri più deboli, soprattutto le donne e i bambini”, hanno detto.

Secondo i prelati, “chi dimentica che il bene dell’indissolubilità è il bene del matrimonio stesso erode la struttura familiare”.

“Coscienti del bene che il matrimonio per tutta la vita rappresenta per l’intera società – per le famiglie, e soprattutto per i bambini, i giovani e le donne – ci impegneremo più che mai a livello pastorale a rafforzare le basi dei matrimoni cileni”, hanno annunciato nel documento.

I vescovi cileni hanno anche espresso la loro intenzione di “diffondere una parola di speranza sul Vangelo della famiglia, che ci aiuti a rispondere alle sfide che vengono poste da questa legge”.

“Il nostro impegno permanente sarà quello di incoraggiare ed ispirare i giovani a livello di età e di spirito a realizzare il loro sogno di dedizione e fedeltà”, hanno concluso. “Il matrimonio per la vita di moltissimi giovani e adulti continuerà ad essere un bene per il Cile”.

Dopo aver presentato il documento alla stampa, il vicepresidente della Conferenza Episcopale, monsignor Gonzalo Duarte, vescovo di Valparaíso, ha accennato all’atteggiamento assunto dai parlamentari cattolici, affermando che non è la prima volta nella storia del Cile che personaggi della vita pubblica, dichiaratamente cattolici, non seguano poi l’impostazione del Magistero ecclesiale.

Ad ogni modo, ha detto che la posizione della Chiesa non è di condanna e che la sua volontà è quella di continuare a dialogare sui temi importanti per il bene del Paese.

Monsignor Duarte ha sostenuto che dietro ogni separazione c’è un dolore enorme e la Chiesa accompagna le persone nella loro sofferenza e nella loro solitudine. “Il nostro atteggiamento non può essere di denigrazione né di condanna, ma di accompagnamento”, ha sottolineato, ricordando che la pastorale della Chiesa ritiene questo servizio una priorità.

Il vicepresidente dell’Episcopato del Paese ha aggiunto che la famiglia cilena ha bisogno di essere appoggiata da molti punti di vista per affrontare le varie pressioni che sta subendo. Tra le sfide, ha menzionato i problemi relativi alla mancanza di abitazioni, i lunghi orari di lavoro e il lavoro domenicale.

Ha anche confermato la richiesta da parte della Chiesa di accelerare le pratiche nei tribunali di famiglia, perché sia la Chiesa che lo Stato devono aiutare a superare le crisi coniugali.