Vescovi del Messico e degli Stati Uniti chiedono di rendere più economico il costo delle rimesse

Gli interessi onerosi pregiudicano il contributo degli emigrati

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MESSICO, venerdì 23 aprile 2004 (ZENIT.org).- Alcuni vescovi del Messico e degli Stati Uniti hanno inviato recentemente una lettera ai Presidenti dei due Paesi, Vicente Fox e George W. Bush, chiedendo loro di regolare una volta per tutte l’attività delle imprese che si occupano dell’invio delle rimesse dei lavoratori messicani negli Stati Uniti alle loro famiglie.



In un documento chiamato “Insieme sul cammino della speranza”, circa 200 vescovi di entrambi i Paesi hanno definito “eccessivo” il prezzo richiesto dalle compagnie per compiere i trasferimenti.

Il Messico è il primo dei Paesi in via di sviluppo a livello di destinazione delle rimesse. Secondo il Rapporto sullo Sviluppo Globale 2004, elaborato dalla Banca Mondiale nel 2003, i Messicani hanno inviato dall’estero (nel 99% dei casi dagli Stati Uniti) 13.200 milioni di dollari alle loro famiglie rimaste nel Paese d’origine. Seguono l’India, con 8.400 milioni di dollari, e le Filippine, con 8.000.

La Banca Mondiale ha sottolineato come le rimesse siano diventate una delle principali fonti di finanziamento dei Paesi in via di sviluppo. In Messico sono al secondo posto, precedute solo dalle esportazioni di petrolio e seguite dal turismo, il che le rende un affare allettante per le tante compagnie che non si caratterizzano propriamente per la difesa degli interessi dei clandestini e dei lavoratori legali messicani, che occupano più di tre milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti.

I vescovi hanno definito chiaramente abusiva l’azione delle compagnie di trasferimento di denaro, segnalando che “attualmente, le imprese private che prestano questo servizio richiedono cifre molto alte, arrivando persino al 25%”.

Suggeriscono, quindi, ai Presidenti dei due Paesi di regolare i trasferimenti e di far sì che si evitino gli abusi e si trovino modi più efficienti di inviare i fondi in Messico “affinché questi arrivino a chi ne ha davvero bisogno”.

Si calcola che il mercato del trasferimento delle rimesse dagli Stati Uniti al Messico valga circa 1.500 milioni di dollari, per cui compagnie di ogni tipo offrono i loro servizi di “denaro in pochi minuti” nelle strade di New York, Los Angeles, Houston o Chicago.

Anche i lavoratori illegali, che non possono essere identificati dalla polizia d’immigrazione, si avvalgono di questo servizio, anche se alla fine arriva alla loro famiglia solo il 20 o il 30% di quanto le hanno inviato.

I vescovi propongono che una percentuale del prezzo del trasferimento applicato dalle compagnie venga utilizzato per lo sviluppo sociale delle comunità dalle quali provengono gli immigrati messicani, soprattutto in Stati poveri come l’Oaxaca e il Chiapas.