Vescovi italiani in difesa dell'ambiente e dei diritti dei coltivatori

Nel messaggio per la Giornata del Ringraziamento dell’8 novembre

| 817 hits

ROMA, mercoledì, 9 settembre 2009 (ZENIT.org).- In Italia l'eccessivo e sconsiderato sfruttamento del suolo, in particolare di quello agricolo, è un problema emergente.

È quanto si legge nel messaggio intitolato “Tu prepari il frumento per gli uomini” (Sal 65,10) e reso noto dalla Commissione della Conferenza Episcopale Italiana per i Problemi sociali e il Lavoro, la Giustizia e la Pace, in vista della Giornata del Ringraziamento dell’8 novembre prossimo.

La Giornata è un'occasione annuale in cui si invitano le comunità cristiane a rendere grazie al Signore per i doni del creato e a riflettere sulla situazione mondiale, troppo spesso segnata da ingiustizie e disuguaglianze che mettono in pericolo la sopravvivenza di milioni di esseri umani.

Nel testo i presuli italiani invitano a non dimenticare come “il nostro Paese detenga un primato nel consumo di suolo, risorsa pregiata e di fatto non rinnovabile, non di rado oggetto di trasformazione senza una corretta pianificazione del territorio e senza controlli adeguati”.

“Con la scomparsa del suolo e del suolo agricolo in particolare, scompaiono - per sempre - paesaggio agrario, biodiversità, imprenditorialità e aziende agricole, cultura e tradizioni rurali”, avvertono.

Già nella nota pastorale Frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Mondo rurale che cambia e Chiesa in Italia (19 marzo 2005) la Commissione aveva evidenziato che “gli agricoltori appaiono oggi non solo produttori di beni materiali fondamentali, ma sempre più custodi di un territorio amato e servito, nel suo spessore culturale e, ovviamente, prima ancora nella sua identità fisica (n. 23)”.

“Invitiamo, pertanto, i singoli cristiani e le comunità ecclesiali a vigilare in modo positivo e le istituzioni a intervenire con leggi e piani idonei alla gravità del fenomeno”, continuano poi.

“Il rispetto per le 'leggi' ecologiche è una sfida e un valore – spiegano – perché i mutati stili di vita, introducendo esigenze nuove e diverse opportunità, spesso relegano in secondo piano la programmazione per l’uso delle risorse energetiche e materiali e i controlli sullo smaltimento di rifiuti e scorie, mettendo a repentaglio l’equilibrio biologico e ambientale”.

Il messaggio lamenta inoltre l'esistenza ancora al giorno d'oggi, nei confronti del mondo agricolo, di “forme di ingiustizia”.

“Le economie emergenti accaparrano terre nei Paesi poveri, specialmente in Africa, espropriandone le popolazioni con la complicità di dirigenti locali – affermano i Vescovi –. Inoltre, recano danno all’ambiente e deturpano il creato che ispira la pace e il benessere e con cui le popolazioni vivono in armonia”.

“Occorre anche denunciare lo sfruttamento del lavoro contadino e condizioni di mercato internazionale che portano a privilegiare colture destinate all’esportazione a danno delle colture destinate all’alimentazione locale”, si legge nel messaggio.

Tutto ciò, sottolineano, genera “effetti gravissimi di ingiustizia e di squilibri sociali, fame e malattie, analfabetismo e arretratezza, spargendo semi di discordia e di guerra e rendendo i poveri sempre più poveri e dipendenti da chi ha il potere di decidere per gli altri e sulla vita degli altri”.

“Dobbiamo dire – cintinua il messaggio – che queste situazioni di ingiustizia si verificano anche in Italia, sia con l’iniqua distribuzione del valore aggiunto a danno degli agricoltori lungo le filiere agroalimentari, sia con riferimento al lavoro nero”.

Secondo quanto denunciato dalla Coldiretti, i prezzi degli alimenti, nel tragitto dal campo alla tavola, vengono quintuplicati e per ogni euro speso dai consumatori in generi alimentari ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all'industria alimentare e appena 17 centesimi agli agricoltori.

Per questo i presuli rivendicano “l’universale destinazione dei beni della terra” e fanno appello a una maggiore solidarietà che “sarà monca, specialmente verso i popoli poveri, se non si riconosce che l’impatto dell’immigrazione extracomunitaria è oggi uno dei fattori importanti e decisivi per il mantenimento stesso del mondo agricolo”.