Vescovi spagnoli: il divorzio rapido porterà “più sofferenza”

Sul disegno di legge approvato dal Governo socialista

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MADRID, domenica, 19 settembre 2004 (ZENIT.org).- I vescovi spagnoli ritengono che il disegno di liberalizzazione della legge sul divorzio approvato venerdì dal Governo socialista porterà “più divorzi e più sofferenza”.



Il disegno di legge, che implicherà la riforma di alcuni articoli del Codice Civile approvati nel 1981, prevede di rendere più agile l’iter eliminando il requisito obbligatorio della separazione previa e pone anche fine al bisogno di allegare motivi per il divorzio.

Secondo indiscrezioni diffuse dalla stampa, il testo stabilisce la possibilità che il padre e la madre possano dividersi di comune accordo la convivenza con i figli e la loro cura quotidiana, per cui la custodia non dovrà essere affidata, come fino ad ora, solo ad uno dei coniugi divorziati.

Il testo, che dovrebbe entrare in vigore l’estate prossima, prevede anche la possibilità di presentare la domanda a partire da tre mesi dopo le nozze, e non dopo un anno come avviene ora, e che né il giudice né l’altro coniuge possano rifiutarla.

Il disegno di legge modificherebbe anche il regime pensionistico, e in questo modo potrebbero scomparire alcune delle retribuzioni dovute alle donne.

I vescovi considerano nel comunicato che questa misura del Governo, concepita di fronte al “gravissimo problema sociale dell’incremento continuo del numero delle rotture di matrimoni e dei drammi personali che le accompagnano”, porterà tuttavia ad avere “più divorzi e più sofferenza”.

“Perché la legge non parte da un’esatta concezione antropologica del matrimonio come istituzione sociale fondamentale, ma piuttosto da un’ideologia individualista che lo riduce ad un mero contratto tra individui”, hanno spiegato.

“Evidentemente, se si perde il senso sacro del matrimonio, si finirà per considerarlo semplicemente come un contratto tra singoli e, quindi, stabilito a loro arbitrio e dipendente dalla loro volontà, che può cambiare e arrivare a infrangerlo”, hanno continuato i prelati.

“Questo concetto rende incomprensibile l’indissolubilità del matrimonio. Un impegno per tutta la vita sarebbe qualcosa di praticamente impossibile e in alcuni casi potrebbe arrivare ad essere insopportabile”, hanno proseguito.

“In quest’ottica, il divorzio è concepito come un diritto, addirittura come una condizione per contrarre il matrimonio, una clausola di rottura. Questa mentalità introduce una instabilità strutturale nella vita matrimoniale, che la rende incapace di affrontare le crisi e le difficoltà che inevitabilmente dovrà affrontare”, hanno sottolineato.

“Come accade con altri fatti dolorosi della nostra società, il modo culturale di presentare il divorzio cerca di occultare il dramma – umano, psichico, sociale – dell’insuccesso matrimoniale”, indica il comunicato.

“Con il motto ‘Ricostruire la vita’ – forse con ‘un’altra coppia’ – si vuole risolvere il dramma eliminando i problemi tecnici (giuridici, economici), ma senza voler entrare nei veri problemi antropologici ed etici”, hanno concluso.

La Conferenza Episcopale ha pubblicato il 27 aprile 2001 un’istruzione sul tema dal titolo “La famiglia, santuario della vita e speranza della società”.

Da parte sua, in base a quanto ha affermato Veritas, l’Istituto per la Politica Familiare (IPF) questo venerdì ha definito il disegno di legge “chiaramente dannoso per le famiglie” ed ha affermato che presuppone “un regresso nell’aiuto e nella promozione della famiglia”.

Secondo il presidente dell’IPF, Eduardo Hertfelder, il Governo “ha commesso un duplice errore politico. In primo luogo, approvando un disegno di legge che impedirà a più di 15.000 coppie all’anno di riconciliarsi, il che provocherà un aumento della rottura familiare in Spagna; e in secondo luogo perché è stato elaborato alle spalle delle famiglie spagnole”.

Hertfelder ha accusato il Governo di “schiacciare il dialogo previo con le associazioni e gli esperti” ed ha affermato che sta governando “dando le spalle alla società e senza contare i vari agenti sociali”.

L’IPF ha annunciato oggi anche “l’inizio di una campagna di mobilitazione parlamentare in cui avrà contatti con tutti i gruppi parlamentari e in cui comunicherà loro i grandi limiti di questa legge” ed ha affermato che questa serie di contatti includerà il partito socialista.

Dall’altro lato, il Forum Spagnolo della Famiglia (FEF) ha denunciato in alcune dichiarazioni pubbliche riprese da “Veritas” che il disegno di legge sul divorzio “presuppone la scomparsa del matrimonio nell’ordinamento giuridico spagnolo e la sua equiparazione alle coppie di fatto”.

Il FEF sostiene che il disegno di legge “presupponga un disprezzo totale nei confronti del matrimonio”, perché tratta “l’impegno matrimoniale come se fosse una cosa priva di qualsiasi valore, contraddice completamente la serietà con cui le persone si sposano e si oppone in modo radicale all’importanza oggettiva che il matrimonio ha per la società come origine più comune della famiglia”.

Secondo il Forum, l’eliminazione della separazione e della causalità come passo obbligatorio può far sì che “il matrimonio passi ad essere il contratto meno protetto dal Diritto”.

Secondo il suo portavoce, Benigno Blanco, “un contratto che una delle due parti può rompere unilateralmente dopo tre mesi senza che ci sia nessuna causa se non la semplice volontà di farlo non solo non ha niente a che vedere con una cosa così seria per le persone come il matrimonio, ma non può nemmeno chiamarsi contratto”.

Il Forum ha anche rifiutato il modo in cui è stato portato avanti l’iter del disegno di legge, che ritiene un “passo arbitrario”, e ha lamentato che il Governo non abbia ascoltato “le organizzazioni sociali che rappresentano le famiglie spagnole attraverso la Tavola Rotonda di Dialogo richiesta”.

Allo stesso modo, ha chiesto che il Parlamento “corregga un’iniziativa essenzialmente negativa e dannosa in modo che non venga approvata”.