Vescovi spagnoli: il “matrimonio omosessuale” è un diritto inesistente

In merito al disegno di legge approvato dal Governo venerdì scorso

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MADRID, domenica, 3 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Lo Stato non può approvare un diritto inesistente, ha confermato la Conferenza Episcopale Spagnola commentando l’approvazione da parte del Governo spagnolo del disegno di legge che pretende di riconoscere il “matrimonio omosessuale”.



L’iniziativa dell’esecutivo modifica l’articolo 44 del Codice Civile, che secondo la proposta avanzata dal Governo dovrebbe affermare: “L’identità del sesso dei due contraenti non impedisce la celebrazione del matrimonio né i suoi effetti”; gli altri tre articoli sostituiranno invece la distinzione “uomo/donna” con il generico “coniuge”.

Il disegno di legge tenta di equiparare i diritti civili dei matrimoni omosessuali con quelli degli eterosessuali, fra i quali il percepimento della pensione di vedovanza, l’eredità, la successione, la possibilità di firmare l’autorizzazione ad un intervento chirurgico o l’adozione di un figlio.

Rispetto alla difficoltà legale che gli omosessuali accusano per l’adozione internazionale, poiché il Paese lo proibisce, il ministro della Giustizia, Juan Fernando López Aguilar, ha rivelato nel corso di una conferenza stampa che il Governo muoverà i suoi canali diplomatici per convincere questi Governi.

Russia e Cina sono i due Paesi a cui ricorrono più frequentemente gli Spagnoli per cercare bambini da adottare.

Una comunicato stampa della Conferenza Episcopale Spagnola pubblicato questo venerdì in seguito alla approvazione pubblica da parte del Consiglio dei Ministri del disegno di legge, afferma che si tratta di “una proposta erronea e ingiusta”.

“Poiché il matrimonio, generando ed educando i figli, contribuisce in maniera insostituibile all’accrescimento e alla stabilità della società. Per questo gli è dovuto il riconoscimento e l’appoggio legale dello Stato. Alla convivenza degli omosessuali, che non può avere nessuna di queste caratteristiche, non si può invece riconoscere una dimensione sociale somigliante a quella del matrimonio e a quella della famiglia”, afferma il documento.

”Le persone omosessuali non devono essere discriminate nei loro diritti civili – sottolinea la nota episcopale –. Ma le istituzioni sociali devono essere tutelate e promosse dalla legge”.

“Il matrimonio è un’istituzione essenzialmente eterosessuale, cioè che non può essere contratta che da persone di sesso diverso: una donna e un uomo. Mentre due persone dello stesso sesso non vengono assistite da nessun diritto nel contrarre matrimonio fra di loro”.

“Lo Stato, da parte sua, non può riconoscere questo diritto inesistente, senza attuare in modo arbitrario ciò che eccede le sue capacità e che andrà a danno, senza dubbio in maniera molto seria, del bene comune. Le ragioni che avallano queste affermazioni sono di ordine antropologico, sociale e giuridico”, indicano i vescovi.

“La misura proposta avrà conseguenze negative che influenzeranno tutta la società”, hanno poi avvertito.

“Se lo Stato darà corso legale ad un presunto matrimonio tra persone dello stesso sesso, l’istituzione matrimoniale verrà seriamente danneggiata. Fabbricare moneta falsa vuol dire svalutare quella vera e mettere in pericolo tutto il sistema economico”.

“Allo stesso modo, equiparare le unioni omosessuali ai veri matrimoni significa introdurre un pericoloso fattore di dissoluzione dell’istituzione matrimoniale e, con essa, del giusto ordine sociale”, continuano.

“Sarà possibile continuare a sostenere la verità del matrimonio ed educare i figli in base a questa senza che i genitori e gli educatori vedano violato il loro diritto a farlo da parte di un nuovo sistema legale contrario alla ragione? Non si finirà per cercare di imporre a tutti per la pura forza della legge una visione delle cose contraria alla verità del matrimonio?”.

“L’adozione deve puntare sempre al bene dei bambini, non a presunti diritti di coloro che li desiderano adottare – afferma la nota episcopale –. Due persone dello stesso sesso che pretendono di sostituire una coppia non costituiscono un riferimento adeguato per l’adozione”.

“La figura del padre e della madre è fondamentale per la decisa identificazione sessuale della persona. Nessuno studio ha sottolineato in modo adeguato questo fatto”, ricorda l’episcopato. “Se questa legislazione venisse portata avanti, abbandoneremmo la saggezza umana e giuridica di tutta l’umanità. La storia universale lo conferma – conclude –: nessuna società ha dato ai rapporti omosessuali il riconoscimento giuridico dell’istituzione matrimoniale”.

Alcune associazioni familiari hanno lanciato un’Iniziativa Legislativa Popolare che cerca di impedire l’equiparazione delle unioni omosessuali con il matrimonio. Secondo la legge, sono necessarie 500.000 firme perché il Congresso discuta e voti in Parlamento la proposta.

Il via libera dato dal Governo spagnolo al disegno di legge sul matrimonio tra omosessuali è stato considerato dai vescovi spagnoli “un virus per l’intera società”, come ha riportato “Radio Vaticana”.

Don Antonio Pelayo, corrispondente di “Antena tres”, in un’intervista ai microfoni dall’emittente vaticana, ha affermato che la nuova legge non è una “cosa buona per il bene comune della società spagnola”.

“Non è che la Chiesa voglia negare a queste persone certi diritti che non devono essere discussi”, ha spiegato, “ma chiamarli matrimoni è un’assurdità” e dar loro il diritto all’adozione è “una cosa aberrante”.

Il religioso ha poi affermato di non credere che gli Spagnoli siano così d’accordo con il provvedimento come si dice, e che sostituire nella legge i termini “uomo” e “donna” con “coniugi” non cambierà la sostanza della questione.

Ciò che stupisce di più, ha proseguito don Pelayo, è che il Governo Zapatero, “che si è presentato e che si presenta ancora oggi come un Governo che vuole sentire un po’ l’opinione della società spagnola”, non abbia pensato che fosse opportuno “parlare prima almeno con la Chiesa di questi problemi e non imporre un fatto già consumato”.

Alfonso López Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha affermato a “Radio Vaticana” che la nuova legge è “un passo triste” che viene presentato come “una conquista della modernità” e si traduce invece solo in una caduta “in una profonda disumanizzazione”.

Quanto alle affermazioni in base alle quali i bambini sarebbero contenti di avere come genitori una coppia omosessuale, secondo il prelato si tratta soltanto di una “menzogna”.

“Un pedagogo, uno psicologo – ha detto – sa benissimo che l’equilibrio che proviene dal padre e dalla madre è una complementarietà necessaria per lo sviluppo del bambino, della sua psiche”.