Vescovo statunitense: “Un dialogo costruttivo con l’islam è un imperativo nel mondo di oggi”

Monsignor Thomas Wenski chiede maggiore protezione per la libertà religiosa

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WASHINGTON, D.C., venerdì, 17 marzo 2005 (ZENIT.org).- Parlando davanti ad una Commissione del Congresso degli Stati Uniti, un Vescovo ha chiesto un impegno fattivo volto a comprendere e coinvolgere l’islam e i leader musulmani e per promuovere la libertà religiosa per i cristiani in alcuni Paesi musulmani.



“Un dialogo costruttivo e rispettoso con l’islam è un imperativo nel mondo di oggi”, ha affermato il Vescovo Thomas Wenski, Presidente del Comitato per la Politica Internazionale dell’episcopato.

“Piuttosto che deplorare uno scontro di culture, abbiamo bisogno di promuovere culture di dialogo e rispetto come chiavi per la giustizia e la pace”, ha detto il presule di Orlando (Florida).

Il Vescovo Wenski, 55 anni, ha testimoniato oggi davanti al Sottocomitato della Camera statunitense sull’Africa, i Diritti Umani Globali e le Operazioni Internazionali. L’udienza è stata dedicata al Rapporto 2005 sui Diritti Umani del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Su richiesta del Sottocomitato, il Vescovo ha affrontato il tema della libertà religiosa e dello status dei cristiani in alcuni Paesi islamici, offrendo raccomandazioni per le politiche statunitensi al fine di migliorare la libertà religiosa in Paesi a maggioranza musulmana.

“Questo obiettivo, che è sia opportuno che rilevante, non dovrebbe essere interpretato come un modo per suggerire che questi sono i principali o gli unici Paesi in cui ci sono serie preoccupazioni per la libertà religiosa o che altre minoranze religiose non cristiane non subiscono discriminazioni religiose”, ha spiegato il Vescovo Wenski.

Espressioni differenti

Alcune delle sfide più significative per la libertà religiosa e la predisposizione di ruoli costruttivi per la religione negli affari mondiali sono i rapporti tra cristiani e musulmani, ha dichiarato il Vescovo.

“La violenza in Afghanistan e in Iraq, i conflitti in Medio Oriente e numerosi scontri in Africa vengono spesso percepiti, in termini eccessivamente semplicistici, come meri conflitti dell’Oriente contro l’Occidente, di tutto l’islam contro tutta la cristianità”, ha spiegato.

“Come il cristianesimo, l’islam è una religione con espressioni differenti”, ha continuato. “Le tensioni tra queste espressioni dell’islam sono state esacerbate dall’ascesa dell’islam militante e dall’uso improprio e dalla perversione della fede per giustificare la violenza”.

“Tra cristiani e musulmani esistono seri conflitti e tensioni religiose in alcuni Paesi islamici e la negazione della libertà religiosa in questa situazioni è una realtà dolorosa”.

“E’ fondamentale, però, riconoscere che questi problemi possono essere acuiti ignorandoli o esacerbati dalle politiche che rafforzano il senso che l’islam stesso sia sotto assedio”, ha detto il presule.

“Oltre ad affrontare direttamente le violazioni della libertà religiosa, il nostro Paese deve essere a conoscenza della serie di altri fattori sociali, economici, politici e militari che contribuiscono a situazioni in cui l’intolleranza religiosa nei confronti dei cristiani e di altre minoranze religiose tende ad aumentare”, ha concluso infine.