Vi racconto il vero Spirito di Assisi

Intervista al Custode della Basilica di San Francesco

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di Renzo Allegri

ROMA, lunedì, 24 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Giovedì 27 ottobre, ad Assisi si ripeterà uno dei più grandi eventi spirituali del nostro tempo: l’incontro dei rappresentanti religiosi del mondo per pregare insieme per la pace.

È un’iniziativa ideata da Giovanni Paolo II nel 1986, 25 anni fa. E il primo di gennaio di quest’anno, annunciando di volerla ripetere, Papa Benedetto XVI disse: “Mi recherò pellegrino nella città di San Francesco, invitando ad unirsi a questo cammino i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà”.

Attraverso, quindi, i partecipanti a questo incontro, che rappresentano tutte le varie forme di spiritualità, è l’umanità intera che prega, che si rivolge a Dio. In quel giorno, Assisi diventa un’enorme cattedrale da cui partono verso il cielo accorate invocazioni di aiuto per la famiglia umana.

Alla vigilia del nuovo appuntamento per la giornata di “preghiera universale” ad Assisi, ne abbiamo parlato con padre Giuseppe Piemontese, custode della Basilica di San Francesco in Assisi, il luogo in cui il santo è sepolto e dove si svolgerà l’incontro di preghiera dei leader religiosi. Pugliese di origine, laureato in Teologia, già Ministro provinciale della regione Puglia, padre Giuseppe Piemontesi è stato eletto Custode Generale del Sacro Convento di Assisi nel 2009.A lui abbiamo rivolto alcune domande per approfondire il significato di questo incontro.

La frase “spirito di Assisi” è diventata emblematica: com'è nata e quali potrebbero essere i suoi precisi contenuti?

Padre Giuseppe Piemontese: Il primo a usare questa frase fu Giovanni Paolo II, e lo fece il 29 ottobre 1986. Aveva ricevuto in Vaticano un gruppo di rappresentanti di religioni non cristiane, che due giorni prima erano stati ad Assisi con lui e che, prima di lasciare l’Italia, avevano voluto incontrarlo. Ricordò loro il significato di quanto era avvenuto nella città umbra, li ringraziò di aver partecipato a quella giornata e concluse dicendo: “State per tornare nelle vostre case e centri. Vi ringrazio ancora per essere venuti e vi auguro un viaggio sicuro. Continuiamo a diffondere il messaggio di pace. Continuiamo a vivere lo 'spirito di Assisi'”. In seguito Giovanni Paolo II ha ripreso l’espressione, soprattutto nei messaggi agli incontri “Uomini e Religioni” organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio in memoria del primo incontro di Assisi.

Quella frase, “lo spirito di Assisi”, riassume visivamente ed esperienzialmente ciò che il Concilio Vaticano II ha espresso nella “Lumen Gentium” presentando la Chiesa come “segno e strumento dell’unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen Gentium, 1) e in particolare l’insegnamento conciliare in tema di ecumenismo e di rapporto tra il cristianesimo e le religioni (Dichiarazione “Nostra Aetate”).

I contenuti precisi dell’espressione “spirito di Assisi” si possono riassumere in questi tre punti: il valore inestimabile della pace e la responsabilità delle religioni in riferimento al suo conseguimento; la consapevolezza dell’importanza della preghiera per ottenere il dono della pace; la necessità della conoscenza e stima reciproca degli uomini, appartenenti a qualunque religione.

Tutti i santi sono promotori di pace, ma perché Giovanni Paolo II, quando decise di realizzare questa sua straordinaria “intuizione”, ha pensato a San Francesco e ad Assisi?

Padre Giuseppe Piemontese: San Francesco è il santo che con maggiore completezza ha incarnato il Vangelo diventando “viva immagine di Cristo crocifisso”. La sua esperienza umana e cristiana, ricca di umanità, di spiritualità, di poesia rappresenta quell’ideale di uomo che suscita nostalgia in uomini e donne di ogni luogo, cultura e religione. La sua ricerca della pace è diventata proverbiale ed emblema di tutta la sua vita. Il suo saluto, rivelato da Dio stesso, è “Il Signore ti dia la Pace!”. Per questi motivi a lui si accostano senza pregiudizi, sedimentati dalla storia e da errate interpretazioni degli eventi, moltissimi uomini.

Seguendo la scia di tale benevolenza e simpatia, ma anche nella consapevolezza della significatività, grandiosità e universale comprensione della figura di Francesco, il Papa Giovanni Paolo II ha voluto ritrovarsi in Assisi, patria del santo, sede del suo sepolcro e culla della sua vicenda umana e cristiana.

Nel 1986, l’iniziativa di Giovanni Paolo II venne accolta con grande entusiasmo ma anche con qualche riserva. Perché?

Padre Giuseppe Piemontese: Alcuni, anche nella Chiesa Cattolica, ritengono non doverci essere alcun rapporto con chi professa un’altra religione. Temono che manifestazioni di preghiera insieme a rappresentanti di altre religioni portino al relativismo e al sincretismo religioso. Nel 1986 questo atteggiamento era abbastanza diffuso e Papa Wojtyła, il 22 dicembre 1986, intervenne con un discorso alla Cura Romana precisando che ad Assisi tutto era stato pensato “senza nessuna ombra di confusione e sincretismo”. Sottolineò, come fatto specifico, il valore della preghiera per la pace: “insieme per pregare” in una situazione straordinaria e di emergenza perché ognuno trovasse alle radici della propria religione la qualità del bene e il riferimento alla pace quale dono di Dio. Del resto, il Concilio Vaticano II invita con coraggio al dialogo ecumenico ed interreligioso. Il Papa, senza confusione teologica, ha interpretato questa esigenza nell’incontro di Assisi a partire dal tema della ricerca e promozione della pace.

Voi francescani siete particolarmente coinvolti in questo evento. Il movimento “spirito di Assisi” è nato in casa vostra, si ispira al vostro fondatore, allo “specifico” della vostra spiritualità: ha avuto un influsso pratico particolare anche sulla vostra vita comunitaria e personale?

Padre Giuseppe Piemontese: “Lo spirito di Assisi” ha messo in discussione anche alcune impostazioni pratiche della vita qui al Sacro Convento. Da un atteggiamento di difesa si è passati ad un atteggiamento più coraggioso di proposta.

Intanto, ci ha incoraggiato a promuovere e favorire il dialogo e l’incontro con persone di ogni religione e anche con i non credenti; incontri e confronto sia su temi teologici, ma soprattutto su temi che riguardano la promozione della pace, la promozione umana, la giustizia, la salvaguardia del creato. Eventi straordinari ci vedono impegnati su questi temi in molte parti del mondo. Ma un ecumenismo e un dialogo più quotidiano e familiare viene promosso con rappresentanti di altre religioni e non credenti in visita alla Tomba di San Francesco o al Sacro Convento: un percorso spirituale e artistico spesso si conclude in un’agape fraterna che lascia il segno della condivisione e della fraternità francescana, che va oltre ogni discorso.

Lo spirito di Assisi ha contagiato anche il turismo?

Padre Giuseppe Piemontese: Assisi richiama tale spirito perché è pregna della presenza di San Francesco, fratello universale, altro Gesù Cristo e strumento della sua pace. Certamente non tutti i turisti comprendono tali temi, ma sono attratti dall’arte. Eppure, anche dalla bellezza delle Basiliche, degli affreschi. Percepiscono un clima di pace da cui restano affascinati.

Tra i pellegrini ce ne sono di quelli che, nelle conversazioni, privilegiano le tematiche della pace e della conciliazione?

Padre Giuseppe Piemontese: I pellegrini hanno già una precomprensione di questi temi, per i quali cercano e trovano conferme e approfondimenti nei luoghi francescani o nelle varie iniziative a cui partecipano (convegni, esercizi spirituali, manifestazioni, ecc.).

Quali iniziative avete realizzato voi francescani nella vostra Basilica, sull’onda dello “spirito di Assisi”?

Padre Giuseppe Piemontese: Già prima del 1986 il Sacro Convento, tramite alcuni suoi frati, ha promosso accoglienza, incontri e dialogo con rappresentanti di altre religioni sia in Assisi che in tutto il mondo attraverso il “Centro Ecumenico del Sacro Convento”. Dopo il 1986, queste iniziative si sono moltiplicate e rafforzate.

Padre Massimiliano Mizzi (1930-2008), promotore instancabile di dialogo con gruppi e rappresentanti di tutte le Religioni sia al Sacro Convento che all’estero, divenne animatore e responsabile del CEFID (Centro Francescano Internazionale per il Dialogo), che propone iniziative di formazione, accoglienza e incontro di rappresentanti di varie confessioni cristiane e non.  Attualmente il Sacro Convento, in collaborazione col CEFID, prosegue nel raggiungimento delle finalità attraverso le iniziative di incontro, studio e dialogo con vari rappresentanti religiosi, come ho già detto. Nelle varie Nazioni sono presenti altri sette Centri nazionali del dialogo e della pace, animati dai Frati Minori Conventuali, con programmi significativi.