Viaggio al cuore monumentale della fede (Quinta parte)

La Basilica 'costantiniana' di San Pietro

Roma, (Zenit.org) Paolo Lorizzo | 570 hits

La Basilica ‘costantiniana’ dedicata all’Apostolo Pietro venne inaugurata nel 326 e ricordata dal Liber Pontificalis sotto il pontificato di Papa Silvestro I. E’ convinzione comune che l’inaugurazione del grandioso edificio non rappresenti un vero e proprio completamento, in quanto la sua ultimazione potrebbe essere avvenuta nel 337.

Il complesso basilicale era grandioso per l’epoca. Misurava 110 metridi lunghezza, 65 di larghezza e 30 metridi altezza, rappresentando l’edificio di culto cristiano più imponente mai costruito fino ad allora. Venne edificato al di sopra della cosiddetta platea Sancti Petri, ricavata con lo spianamento dell’area ottenuto con il riempimento dei mausolei e delle sepolture della necropoli. L’atteggiamento di Costantino va letto esclusivamente in funzione della presenza della sepoltura di Pietro. Sappiamo infatti che non era prassi comune in epoca romana quella di obliterare (o peggio distruggere) una necropoli e l’operazione venne perpetrata soltanto in funzione della valorizzazione della tomba dell’Apostolo.

Le prime notizie documentarie risalgono al 397, quando viene nominata la basilica e il quadriportico che la precedeva, collegato all’originale piano di calpestio da una scalinata, che probabilmente contribuiva ad enfatizzare maggiormente l’ingresso al complesso. La Basilica vera e propria era formata da una navata laterale (più grande e rialzata) e da quattro navate laterali, divise tra loro da quattro colonnati per un totale di ottantotto colonne, collegate tra loro da architravi presso la navata centrale e da archi per le navate laterali. La sopraelevazione della navata centrale rispetto a quelle laterali, oltre a garantire maggiore monumentalità, permetteva l’apertura di una serie di finestre lungo le pareti, quasi in corrispondenza della capriata lignea a doppio spiovente (al contrario delle navate laterali che avevano un andamento spiovente soltanto da un lato).

La navata centrale era tagliata da un transetto che per la prima volta viene concepito come un ambiente a se stante, più stretto, ma della stessa altezza della navata centrale e con copertura propria e un elemento divisorio e di enfatizzazione detto ’Arco di Trionfo’. Al centro si trovava l’abside, ai cui lati, in corrispondenza delle navate laterali, si aprivano due nicchie rettangolari, anch’esse sporgenti dal corpo della fabbrica. L’abside era decorato da splendidi mosaici finanziati probabilmente da Costanzo II, figlio di Costantino e rappresentanti l’iconografia classica del Cristo con ai lati i SS. Pietro e Paolo, definita traditio legis. Lì dove solitamente era situato l’altare maggiore, si trovava la cosiddetta memoria dell’Apostolo, l’antica edicola marmorea del II secolo che sporgeva dalla pavimentazione. E’ presumibile infatti che la colmatura delle tombe ‘di famiglia’ di epoca romana avvenne per settori della necropoli posizionati più in basso rispetto al piano di calpestio della platea, dove la tomba di Pietro rappresentava con ogni probabilità il punto più alto. L’edicola funebre era inserita in un dado marmoreo con lesene e recintato dalla cosiddetta ‘pergula’, formata da colonne tortili decorate da ‘amorini vendemmianti’, decorazione e tematismo ripreso successivamente per la realizzazione del baldacchino ‘berniniano’. Tracce delle antiche colonne tortili sono ancora visibili in alcuni altari laterali della Basilica. 

Presso la facciata della basilica si aprivano grandi finestre scandite in due ordini distinti, situate ai lati di un rosone centrale che a sua volta era circondato da una decorazione musiva leggermente arcuata verso il basso per permetterne una facile lettura. I primi mosaici risalivano al V secolo ma un grosso rimaneggiamento venne prodotto nel XIII secolo quando raggiunsero l’aspetto definitivo. Questi erano divisi in tre distinti ordini: nella fascia superiore Cristo al centro con San Pietro ela VergineMariaai lati e i simboli del ‘tetramorfo’ rappresentanti i quattro Evangelisti (un uomo alato, un leone, un toro e un'aquila). Nella fascia centrale gli Evangelisti erano rappresentati con il loro aspetto umano mentre nella fascia più bassa, scandita da un’iscrizione, erano presenti alcune immagini che vengono solitamente identificate come gli ‘Anziani dell’Apocalisse’. Infine i frontoni triangolari, corrispondenti alle navate laterali, erano decorate dalle immagini delle città di Gerusalemme e Betlemme. La facciata e l’edificio erano preceduti dall’enorme quadriportico destinato a fungere da ambiente introduttivo, con funzioni religiose e cimiteriali. Con l’aumento dei fedeli, nel VII secolo il cortile venne pavimentato e al centro vi fu posta una scultura in bronzo di epoca romana raffigurante una pigna, attualmente conservata nell’omonimo giardino all’interno del Vaticano. 

(La quarta parte è stata pubblicata sabato 27 aprile. La sesta puntata segue sabato 11 maggio) 

* Paolo Lorizzo è laureato in Studi Orientali e specializzato in Egittologia presso l'Università degli Studi di Roma de 'La Sapienza'. Esercita la professione di archeologo.