Viaggio nello splendore della liturgia

| 909 hits

RIMINI, lunedì, 23 agosto 2004 (ZENIT.org).- Il 22 agosto è stata presentata al Meeting di Rimini la mostra “La bellezza donata: lo splendore della liturgia”.



Curatrice della mostra è Elisabetta Bianchetti stilista, laureata in slavistica con una tesi sulle icone, disegnatrice di paramenti sacri conosciuta in tutto il mondo come “designer di abbigliamento religioso e simbolico nel mondo cattolico”.

Al giornale del meeting “Meeting Quotidiano” la Bianchetti ha spiegato: “L’Obiettivo che mi sono posto è quello di aiutare con un insieme di citazioni la comunità ed il singolo a entrare nel Mistero a ricercare la bellezza intrinseca della liturgia”.

“La mostra – ha precisato la Bianchetti nella conferenza stampa – non vuole essere una spazio liturgico ideale, ma un’infinità di suggestioni di bellezza”.

Giorgio Vittadini, altro curatore della mostra ha raccontato che “si è cercato di dare un percorso espositivo incentrato sul tema dell’Enciclica ‘Veritatis splendor”, perchè – ha aggiunto – “lo stupore di fronte alla bellezza è il modo in cui noi incontriamo la verità”.

“La liturgia è espressione del bello usata dalla Chiesa per amare gli uomini” ha commentato Vittadini.

L’ex presidente della Compagnia delle Opere ha spiegato che “frequentare le chiese, guardare i capolavori dell’arte, partecipare alle liturgie, sono tutti modi attraverso cui gli uomini del medioevo, gente povera e semplice, veniva istruita ed imparava del mondo e di Dio”.

Un altro curatore della mostra, Don Ambrogio Pisoni, ha approfondito il discorso di Vittadini, affermando che “la liturgia è per eccellenza il luogo dell’accesso al Mistero, il luogo che il Mistero stesso ha creato e crea per incontrare la libertà dell’uomo”.

In merito ai danni della secolarizzazione Vittadini ha fatto notare poi che: “Oggi si va in Chiesa distratti, si ascolta poco, non si canta, i colori e le vesti liturgiche sono più o meno parte di un arredamento; i riti un noioso affaccendarsi senza un significato”.

A queste parole Don Pisoni ha replicato che: “E’ la deriva post conciliare che ha privilegiato la retorica della Parola a scapito dell’integrità della proposta educativa sua propria. L’ansia di porsi al passo del mondo ha portato inesorabilmente all’oblio della ricchezza inesauribile della tradizione”.