Vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede: “Giovanni Paolo II aveva fiducia nei mezzi di comunicazione”

Padre Ciro Benedettini interviene ad un Congresso su Giovanni Paolo II e la televisione

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 7 aprile 2006 (ZENIT.org).- Il vicedirettore della Sala Stampa del Vaticano, padre Ciro Benedettini, sostiene che Giovanni Paolo II non solo “non aveva paura dei mezzi di comunicazione”, ma “aveva fiducia in loro”.



Lo ha rivelato nel corso del Congresso terminato questo venerdì presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal titolo “Evento religioso, evento televisivo: Giovanni Paolo II”, organizzato dalla RAI.

“Il Papa aveva fiducia nei giornalisti ma anche nell’opinione pubblica”, ha detto commentando il fatto che il Pontefice affrontava “interviste con domande rischiose in 5 lingue negli aerei durante i viaggi fino a quanto si è sentito bene”.

Per padre Benedettini, “Giovanni Paolo II non ci ha offerto una tecnica di comunicazione: ci ha offerto il suo modo di essere, uno stile”.

“Era un fuoriserie al di là delle tecniche”, ha confessato aggiungendo: “Era se stesso e quello che aveva sulle labbra lo aveva anche sul cuore, da qui dipendeva la sua forza e credibilità”.

Per il numero due della Sala Stampa del Vaticano, “Giovanni Paolo II non ha mai perduto il suo carisma comunicativo: riusciva a trasmettere la simpatia umana”, perché amava veramente la gente.

Secondo padre Benedettini, sacerdote e giornalista per la New School di New York (USA), “anche Benedetto XVI è un comunicatore che ci sfida a una nuova creatività mediatica”.

Padre Benedettini ha parlato nella sessione conclusiva del Congresso, intitolata “Educare alla comunicazione: il Vaticano, l’Università e i giovani”, nella quale sono intervenuti anche Angelo Scelzo, sottosegretario del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali; Jacob Srampickal, direttore del Centro Interdisciplinare per le Comunicazioni Sociali (CICS) dell’Università Gregoriana, co-organizzatore dell’incontro, e Carlo Nardello, direttore di programmazione della RAI, che ha sottolineato che “Giovanni Paolo II se ne intendeva, di palinsesti, e se sapeva che una TV aveva tre ore per transmette una Messa lui si adattava”.