"Vieni Spirito creatore"

Padre Cantalamessa spiega l'opera ordinatrice dello Spirito Santo

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di Antonio Gaspari

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 23 marzo 2012 (ZENIT.org) - Nella sua terza predica di Quaresima Padre Raniero Cantalamessa ha mostrato l’opera illuminante e creatrice dello Spirito Santo.

Facendo riferimento agli insegnamenti di San Basilio il Grande, (329- 379) il predicatore della casa pontificia  ha spiegato che lo Spirito Santo “non appartiene al mondo delle creature, ma a quello del creatore e la prova è che il suo contatto ci santifica, ci divinizza, ciò che non potrebbe fare se non fosse lui stesso Dio”.

Ha detto a tal proposito Sant’Ambrogio che “Quando lo Spirito cominciò ad aleggiare su di esso, il creato non aveva ancora alcuna bellezza. Invece, quando la creazione ricevette l’operazione dello Spirito, ottenne tutto questo splendore di bellezza che la fece rifulgere come ‘mondo’ ” .

“In altre parole - ha precisato padre Cantalamessa - lo Spirito Santo è colui che fa passare il creato, dal caos, al cosmo, che fa di esso qualcosa di bello, di ordinato, pulito: un “mondo” (mundus) appunto, secondo il significato originario di questa parola e della parola greca cosmos”.

Secondo il Predicatore della Casa Pontificia “l’azione creatrice di Dio non è limitata all’istante iniziale, come si pensava nella visione deista o meccanicista dell’universo. Dio non ‘è stato’ una volta, ma  sempre ‘è’ creatore”.

“Ciò significa – ha aggiunto - che Spirito Santo è colui che continuamente fa passare l’universo, la Chiesa e ogni persona, dal caos al cosmo, cioè: dal disordine all’ordine, dalla confusione all’armonia, dalla deformità alla bellezza, dalla vetustà alla novità”.

In sintesi lo Spirito Santo è colui che sempre “crea e rinnova la faccia della terra” (cf. Sal 104,30).

San Basilio sostiene che per mezzo dello Spirito Santo “si elevano i cuori, i deboli sono presi per mano, coloro che progrediscono giungono alla perfezione”.

“Egli - ha scritto San Basilio - illuminando coloro che si sono purificati da ogni macchia, li rende spirituali per mezzo della comunione con lui. E come i corpi limpidi e trasparenti, quando un raggio li colpisce, diventano essi stessi splendenti e riflettono un altro raggio, così le anime portatrici dello Spirito sono illuminate dallo Spirito; esse stesse divengono pienamente spirituali e rinviano sugli altri la grazia”.

Per spiegare l’opera di purificazione condotta dallo Spirito Santo, padre Cantalamessa ha utilizzato l’esempio della scultura.

Diceva Leonardo da Vinci che la scultura è l’arte del levare. Si racconta che Michelangelo vide un blocco di marmo grezzo ricoperto di polvere e fango. Si fermò a guardarlo, poi, come rischiarato da un improvviso lampo, disse ai presenti: "In questo masso di pietra è nascosto un angelo: voglio tirarlo fuori!". E si mise a lavorare di scalpello per dare forma all'angelo che aveva intravisto.

Così è anche di noi, ha sottolineato il Predicatore della Casa Pontificia: “Noi siamo ancora dei massi di pietra grezza, con addosso tanta ‘terra’ e tanti pezzi inutili. Dio Padre ci guarda e dice: ‘In questo pezzo di pietra è nascosta l'immagine del mio Figlio; voglio tirarla fuori, perché brilli in eterno accanto a me in cielo!’ E per fare questo usa lo scalpello della croce, ci pota (cf. Gv. 15,2)

“Se vogliamo risplendere anche noi, come i bronzi di Riace dopo il loro restauro - ha commentato -  la Quaresima è il tempo opportuno per mettere mano all’impresa”.

A conclusione della predica di Quaresima, padre Cantalamessa ha proposto di recitare la prima strofa dell’inno  del “Veni creator” chiedendo allo Spirito Santo “di far passare anche il nostro mondo e la nostra anima dal caos al cosmo, dalla dispersione all’unità, dalla bruttezza del peccato alla bellezza della grazia”.