Visita in Vaticano del generale libanese Michel Aoun

Intervista al candidato alla Presidenza del Libano

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ROMA, giovedì, 14 giugno 2007 (ZENIT.org).- Il Generale Michel Aoun, leader militare e politico libanese, si è recato in visita in Vaticano, la settimana scorsa, per incontrare l’Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario di Stato della Santa Sede per i rapporti con gli Stati.



Nato nel 1935, è diventato uno dei protagonisti dell’agitato panorama politico libanese, sin da quando – nel 2005 – è ritornato nel suo Paese, dopo 15 anni di esilio a Parigi.

Candidato alla Presidenza, attualmente, dirige il Movimento Patriottico Libero, uno dei due partiti politici dell’opposizione.

Segue l’intervista che ha rilasciato a ZENIT

Generale, lei è capo del maggiore raggruppamento parlamentare a maggioranza arabo-cristiana. Cosa ha significato per lei questa visita in Vaticano?

M. Aoun: Per me il Vaticano è il più alto punto di riferimento spirituale in seno alla Chiesa cattolica. Possiamo anche dire che è un’autorità morale importante nell’insieme del mondo cristiano, cattolico o non cattolico. Le posizioni del Vaticano hanno un’influenza a livello etico e morale. E noi, in quanto maroniti, formiamo parte del mondo cattolico.

Quando il Libano si trova ad attraversare crisi o prove, riteniamo importante informare i rappresentanti in Vaticano sulla situazione in corso, poiché l’immagine mediatica che viene diffusa riflette anzitutto gli interessi di chi la produce, piuttosto che la realtà vissuta dai cittadini del popolo libanese.

In questo senso è importante venire di persona, dialogare e discutere con i responsabili (del Vaticano) per chiarire questa immagine. Certamente colloquiamo con persone dotate di senso critico e capaci pertanto di discernere il vero dal falso. Questo comporta che le prese di posizione della Chiesa, siano esse posizioni morali, consigli o altro, siano più utili e più oggettive.

In base alla sua ampia esperienza di fede, ritiene che sia possibile parlare di una cristianità araba?

M. Aoun: La cristianità araba è una delle prime forme di cristianità che si è diffusa nella penisola araba, in Mesopotamia e fino ai confini dell’India. Il nord della Siria conserva numerose vestigia cristiane che possono essere visitate ancora oggi e la storiografia araba mostra che i cristiani erano molto diffusi. Oggi rimane solo una minima parte di cristiani arabi ma storicamente questi erano presenti in tutta la penisola araba.

Qual è il ruolo dei cristiani arabi oggi giorno?

M. Aoun: I cristiani del Libano sono raggruppati nei maroniti, nei greco ortodossi, nei greco cattolici e in altre confessioni. Senza contare che vi sono cinque patriarchi che portano il titolo di “patriarca di Antiochia”. Sappiamo tutti che da Antiochia sono partiti i primi cristiani desiderosi di portare la Buona Novella.

Nel mio libro ho evocato la presenza cristiana in Oriente, le nostre radici storiche e il fatto che non siamo emigranti, ma abitanti autoctoni che si sono stabiliti in Oriente 662 anni prima della nascita dell’Islam. Vi è una qualche confusione negli occidentali su cosa si debba intendere per arabo. Tutto ciò che è arabo non è necessariamente musulmano.

L’arabo, in quanto etnia, ingloba tutte le religioni. In quanto civiltà araba, sono i cristiani quelli che hanno lavorato maggiormente per mantenerla e che hanno conservato la lingua araba. Gli scrivani più illustri erano cristiani, anche nel tempo del Califfato, i poeti della corte erano cristiani, come ad esempio il poeta Al-Akhtal.

Gli arabi sono parte del mondo orientale e per questo riteniamo importante l’Esortazione apostolica postsinodale per il Libano, scritta dal Papa Giovanni Paolo II e pubblicata nel maggio del 1997, che parla dei cristiani del Libano e dell’Oriente. D’altra parte, i cristiani del Libano continuano ad essere, ancora oggi, un punto di riferimento nel Medio Oriente, e il loro modello relazionale costituisce una sicurezza e una garanzia per la presenza dei cristiani negli altri Paesi arabi della regione.

Sappiamo che nell’Islam esiste un vincolo intrinseco tra sfera politica e quella sociale. Lei spera che il Libano arrivi un giorno a separare la politica dalla religione?

M. Aoun: Come movimento politico cerchiamo di separare la sfera politica da quella religiosa. Il Libano ha conosciuto periodi – come quello della guerra ottomana che è stata una delle guerre più cruente e ingiuste – durante i quali la gente era obbligata ad “affiliarsi” ad una determinata religione, in nome della politica dell’emarginazione e della persecuzione.

La situazione, successivamente, dopo la Prima Guerra Mondiale, ha iniziato a migliorare, quando il Libano si è costituito come protettorato francese, fino ad arrivare all’indipendenza, in virtù del patto nazionale. In quel momento, l’influenza cristiana nella vita sociale era notevole e i cristiani sono rimasti elementi attivi nella vita politica fino a quando sono iniziati gli eventi degli anni Settanta – lo scontro civile tra cristiani e musulmani (1975-1980) –, che hanno stravolto l’equilibrio politico, portando come conseguenza l’emarginazione dei cristiani.

Il Libano non può sussistere senza un governo equilibrato, in cui vi sia la partecipazione di tutti: cristiani, shiiti e sunniti. Michel Chiha – riposi in pace –, una delle figure più eminenti che hanno compreso bene la realtà libanese diceva: “Chiunque cerchi di annullare la fede in Libano, vuole in realtà sopprimere il Libano”.