Vivere il volontariato in Polonia

Jowita Kostrzewska racconta la sua esperienza con i donatori di midollo

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di don Mariusz Frukacz

CZESTOCHOWA, mercoledì, 14 dicembre 2011 (ZENIT.org) - Jowita Kostrzewska, 40 anni, vive con la famiglia a Blachownia, nei pressi di Czestochowa. Da molti anni è impegnata nel volontariato e nelle opere sociali, in modo particolare a servizio ai malati e nell’aiuto alla ricerca dei donatori di midollo. In un’intervista a ZENIT, la signora Kostrzewska ha raccontato la sua esperienza.

Lei è una persona molto credente vive la sua fede soprattutto partecipando ad opere di volontariato e a diverse azioni sociali e caritative. Quanto è importante per Lei la fede nella vita quotidiana?

Kostrzewska: Nella nostra vita noi, come credenti, dobbiamo sforzarci di essere migliori: se abbiamo la possibilità di fare qualcosa di buono per gli altri, allora dobbiamo farlo. Secondo me la fede ha una dimensione sociale e caritativa. Riccordo bene il testo di una canzone religiosa: “Il Maestro la strada della vita che Tu mi dai, io devo passare come Te”. Io quando vedo una persona bisognosa, sofferente, vedo sempre Cristo in quella persona. Questo significa per me la realizzazione della fede nella vita. Dobbiamo vedere Cristo negli altri: questo ci insegna il Vangelo.

Come ricorda la sua prima esperienza con il volontariato? E che cosa significa per Lei il volontariato oggi?

Kostrzewska: Il mio incontro con il volontario è stato del tutto casuale. Nella vita quotidiana ho cercato di guardare agli altri, ai loro bisogni. Ma ancora mi mancava qualcosa, un’azione concreta, mi sentivo ancora molto “passiva”. Grazie alla mio collega Jarek, ho avuto la possibilità di partecipare alla ricerca dei donatori di midollo, organizzata a Czestochowa per un ragazzo molto malato. È stato un momento molto bello e importante per me. Per me il volontariato è l’altra faccia della fede e dell’amore. Certo, non è sempre tutto facile quando si organizzano queste opere. Incontriamo difficoltà come la mancanza di tempo, di mezzi di trasporto, la comprensione da parte degli altri. Per me la vera chiave del volontariato è quindi non scoraggiarsi mai, avere sempre la speranza e la gioia. Quando abbiamo la possibilità di aiutare qualcuno, dobbiamo farlo, anche in caso di difficoltà. So certamente, che in molti ambienti, aiutare qualcuno, è essere “fuori moda”. Sono certa che nei momenti difficili basta guardare a Gesù, alla sua vita e al suo cammino verso il Calvario: è lì che troviamo la risposta alla nostra azione caritativa.

Secondo Lei, quali sono i frutti delle azioni a cui Lei partecipa? E quale importanza ha il volontariato nella società odierna?

Kostrzewska: Io vedo che le iniziative di volontariato portano grandi frutti: vi partecipa sempre più gente, tante persone si registrano alla banca del midollo osseo, dando speranza alla vita di molti malati. Questo significa che molta gente ha un cuore aperto alle persone bisognose. Secondo me il volontariato ha una grande importanza per la società odierna, porta con sé un valore educativo. Sono tanti i giovani che partecipano alle nostre iniziative: i giovani sanno che ogni giorno molte persone hanno bisogno del loro aiuto. Spesso una nostra decisione per qualcuno significa può significare addirittura la vita per un’altra persona.

Siamo vicini al Natale e sono tante persone bisognose di aiuto. Cosa fa Lei personalmente e come si svolge il volontariato per le famiglie povere a Czestochowa?

Kostrzewska: Sono tante le persone che hanno le difficoltà finanziarie. E noi, insieme ai giovani volontari, forniamo qualche aiuto concreto per queste persone e per le loro famiglie. A Czestochowa, insieme alla Caritas diocesana, vengono allestiti luoghi dove le persone povere, e i senza tetto, possono trovare alloggio e cibo. Io, con i miei amici, sempre preparo qualcosa per la famiglia che da tanti anni assisto, una famiglia buona ma molto bisognosa. Nel periodo natalizio mi impegno anche per i malati. Da tre anni, ad esempio, gestisco l’iniziativa “Aiutiamo Karol”, per una persona giovane e sofferente. Con il nostro volontariato organizziamo incontri caritativi e concerti. Il settimanale cattolico Niedziela ci fa molta pubblicità.

Alla fine cosa significa per Lei di essere il cristiano?  

Kostrzewska: Essere un cristiano ogni giorno significa lottare per compiere delle scelte giuste. Così, quando andiamo incontro alle miserie umane e la tragedia della vita, non possiamo far finta che siano qualcosa che non ci appartiene, dobbiamo vedere la sofferenza degli altri. Cristiana è la persona con il cuore aperto a Dio e agli altri. Per me, l’esempio vivente di chi sa essere un vero cristiano nella quotidianità è Catherina, la figlia quindicenne di una mia amica. Nonostante la giovanissima età si è impegnata in azioni di ricerca di donatori di midollo osseo e il suo aiuto è stato prezioso: questa è una bella testimonianza. Penso che il nostro atteggiamento cristiano può essere di evangelizzazione verso gli altri, ma anche un concreto aiuto ad uscire dalla passività della vita, rompere le barriere della vergogna o timore. Nessun uomo, che incontriamo nel cammino della nostra vita, deve sentirsi in alcun modo solo o senza aiuto. Anche nelle situazioni più critiche sono importanti la conversazione, la comprensione e la preghiera.