Vivere l'Eucaristia è "vincere la paura di donare e lasciarsi trasformare da Lui"

In occasione dell'omelia per la solennità del Corpus Domini, papa Francesco invita i fedeli alla condivisione e ad una solidarietà più autentica

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 1137 hits

Sequela, comunione, condivisione: su questa nuova “terna” di concetti in stile ignaziano, papa Francesco ha articolato la sua omelia, in occasione della Santa Messa per la Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, celebrata stasera sul sagrato della Basilica di San Giovanni Laterano.

Il primo dei tre concetti si riscontra nella presenza di Gesù in mezzo alla gente e alle “situazioni concrete del mondo”. Cristo “accoglie” le persone, “parla” loro, le “cura”, mostra loro la “misericordia di Dio”.

E la gente “lo segue” e “lo ascolta”, perché Gesù “parla e agisce in modo nuovo, con l’autorità di chi è autentico e coerente, di chi parla e agisce con verità, di chi dona la speranza che viene da Dio, di chi è rivelazione del Volto di un Dio che è amore”, ha affermato il Pontefice.

Invitando i fedeli presenti in piazza San Giovanni ad immedesimarsi nella “folla del Vangelo” incamminatasi a seguire il Messia, il Santo Padre ha posto la seguente domanda: “come seguo io Gesù?”. Dal silenzio dell’Eucaristia da cui ci parla, Egli “ci ricorda che seguirlo vuol dire uscire da noi stessi e fare della nostra vita non un nostro possesso, ma un dono a Lui e agli altri”.

Il secondo concetto, quello della comunione, nasce dalla “preoccupazione dei discepoli che chiedono a Gesù di congedare la folla perché vada nei paesi vicini a trovare cibo e alloggio” (cfr Lc 9,12). La tentazione di astenersi dall’aiutare un fratello in difficoltà, cavandosela con un “che Dio ti aiuti!”, è frequente anche tra i cristiani.

La soluzione di Gesù, tuttavia, è ben più grandiosa e di fronte alla moltitudine affamata, chiede ai discepoli di far sedere i nuovi venuti e, poco dopo, realizza il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. “È un momento di profonda comunione: la folla dissetata dalla parola del Signore, è ora nutrita dal suo pane di vita. E tutti ne furono saziati, annota l’Evangelista”, ha commentato il Papa.

Ascoltando la Parola del Signore, nutrendoci del Suo Corpo e Sangue, Cristo “ci fa passare dall’essere moltitudine all’essere comunità, dall’anonimato alla comunione” e, attraverso l’Eucaristia, “ci fa uscire dall’individualismo per vivere insieme la sequela, la fede in Lui”.

Da qui sorge un ulteriore interrogativo: “come vivo io l’Eucaristia? La vivo in modo anonimo o come momento di vera comunione con il Signore, ma anche con tanti fratelli e sorelle che condividono questa stessa mensa?”.

L’ultimo concetto espresso da papa Francesco è relativo alla condivisione che, nel caso specifico riguarda “cinque pani e due pesci”. E i discepoli, “di fronte all’incapacità dei loro mezzi, alla povertà di quello che possono mettere a disposizione”, pongono la loro fiducia nella parola di Gesù e riescono a sfamare l’enorme folla che si pone davanti a loro.

È soltanto nella solidarietà - “parola malvista dallo spirito mondano!”, ha sottolineato il Papa – che “la nostra vita sarà feconda, porterà frutto”. Donando il suo Corpo per mezzo dell’Eucaristia, il Signore ci fa partecipi della “solidarietà di Dio”, una solidarietà che “mai si esaurisce” e “non finisce di stupirci”.

Anche questa sera Gesù si è donato a noi nell’Eucaristia, “il vero cibo che sostiene la nostra vita anche nei momenti in cui la strada si fa dura, gli ostacoli rallentano i nostri passi”.

È nell’Eucaristia che “quel poco che abbiamo, quel poco che siamo, se condiviso, diventa ricchezza, perché la potenza di Dio, che è quella dell’amore, scende nella nostra povertà per trasformarla”, ha aggiunto Francesco.

Il Santo Padre ha concluso l’omelia con l’invito ad uscire ognuno dal proprio “piccolo recinto” e a vincere la “paura di donare, di condividere, di amare Lui e gli altri”: in definitiva, di lasciarsi “trasformare da Lui”.