“Vivere secondo la domenica” per unire i cristiani e l’Europa, afferma il Cardinal Kasper

Intervenendo al Congresso Eucaristico di Bari

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BARI, giovedì, 26 maggio 2005 (ZENIT.org).- Solo tornando a celebrare la domenica come giorno del Signore le chiese cristiane potranno trovare l’Unità e l’Europa un’identità comune, ha affermato il Cardinal Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, intervenendo questo mercoledì al Congresso Eucaristico Nazionale di Bari.



“Se rinunciassimo all’assemblea domenicale, rinunceremmo a noi stessi, negheremmo la nostra stessa identità”, ha sottolineato il prelato, ricordando che “i cristiani sono coloro che celebrano la domenica come giorno del Signore”, ma anche “coloro che vivono come uomini della domenica”.

In una lettera scritta durante la sua prigionia, mentre lo stavano conducendo a Roma come condannato a morte, il vescovo martire Ignazio di Antiochia ha infatti scritto che “essere cristiani significa vivere secondo la domenica”, ha ricordato il porporato tedesco.

“E’ appunto questa cultura della domenica che è alla base della cultura europea – ha ribadito –. Se vogliamo mantenere e risvegliare i valori cristiani dell’Europa, come cristiani, dobbiamo per primi imparare di nuovo a vivere la domenica”.

Secondo Kasper la domenica, come giorno del Signore, implica “il riconoscimento della dignità di ogni persona, della santità della vita, dei valori della famiglia, della giustizia e della solidarietà tra i popoli e tra gli individui, il rispetto per l’alterità dell’altro e lo spazio per la molteplicità”.

“La cultura domenicale realizza che l’uomo non è soltanto un ‘animale del lavoro’ ma un essere libero, che ha il desiderio che gli ha impiantato il suo Creatore di avere spazio per il culto e la cultura, per la famiglia e gli amici. Soltanto una cultura domenicale così è una cultura veramente umana”, ha aggiunto.

Il Cardinale ha affrontato nel suo intervento anche quello che ha definito “lo scandalo della divisione” delle Chiese cristiane.

“Abbiamo la domenica insieme, tuttavia non celebriamo la domenica insieme – ha sottolineato –. Invece di dare una testimonianza comune, diamo un segno di divisione perché andiamo ogni domenica in diverse chiese”.

“Questo scandalo è ancora più sentito in situazioni – come per esempio nella mia patria – nelle quali esistono molti matrimoni e famiglie misti, che non possono celebrare la domenica in comune perché non possono partecipare alla comune mensa del Signore”.

Il prelato ha quindi indicato nell’Eucaristia la via per superare le divisioni.

“L’assemblea domenicale ha il suo fulcro ed il suo apice nella celebrazione comune dell’Eucaristia, che è sacramento dell’unità”, ha precisato, ricordando che una delle più antiche definizioni dell’Eucaristia è synaxis, cioè raduno, riunione.

L’Eucaristia è dunque il sacramento dell’unità, che ha caratterizzato i cristiani durante tutta la loro storia.

Tale concetto ha il suo fondamento nell’insegnamento dell’apostolo Paolo, che nella prima lettera ai Corinzi scrive: “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1 Cor 10,17).

“Un pane, un corpo”, ha concluso il Cardinal Kasper, ribadendo che “la Chiesa, come pure ogni comunità locale, vive dell’Eucaristia, va edificata e cresce tramite l’Eucaristia”.