"Volevamo lavoratori, sono arrivate famiglie"

Pubblicato il Rapporto Cisf 2014 sulla famiglia in Italia, dedicato quest'anno ai movimenti migratori nel Paese e alla relazione tra immigrazione e dimensione familiare

Roma, (Zenit.org) Redazione | 382 hits

Verrà presentato il prossimo mercoledì 26 marzo, a Roma, il Rapporto 2014 del Cisf - Centro Internazionale Studi Famiglia, presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica (Chiostro Convento Santa Maria sopra Minerva - piazza Minerva, 38). Il rapporto è dedicato quest’anno alla grande questione dei movimenti migratori che interessano lo Stato italiano, e soprattutto alla relazione tra immigrazione e dimensione familiare. Infatti, se è vero che “volevamo braccia, sono arrivate persone”, è ancora più vero che “volevamo lavoratori, sono arrivate famiglie".

Lo studio del Cisf conferma un dato ben conosciuto da tutti gli operatori del settore, ovvero la crescente importanza della dimensione familiare delle migrazioni, soprattutto attraverso il meccanismo dei ricongiungimenti familiari. Ciò evidenzia un crescente radicamento dei migranti, e anche una maggiore facilità di integrazione sociale dato che le famiglie sono più orientate alla stabilità, all’inserimento sociale. 

È proprio nella lettura dell’atteggiamento degli italiani verso l’immigrazione la novità più interessante del Rapporto Cisf 2014, che ha raccolto per la prima volta le opinioni di 4.000 famiglie italiane, descrivendo i diversi atteggiamenti, le paure e le rappresentazioni del fenomeno migratorio. Si possono così incontrare pregiudizi e resistenze, ma anche inaspettate capacità di relazione positiva e di accoglienza, a partire dalla viva voce delle famiglie stesse.

In particolare, si nota che i giudizi negativi, i pregiudizi e le paure verso gli “stranieri” sono nella stragrande maggioranza dei casi determinati dall’impatto dei mass media, mentre tutte le volte che le persone si incontrano davvero, faccia a faccia, la diffidenza e la paura non scompaiono del tutto, ma diminuiscono in modo significativo, e si innescano meccanismi di fiducia reciproca, di sostegno, di relazionalità.

In tal senso la presenza dei bambini figli di immigrati nel sistema scolastico si conferma una grande opportunità di integrazione per i minori e per le loro famiglie, pur nelle oggettive difficoltà che la scuola sperimenta. Proprio attraverso la scuola, con una oculata ed esplicita gestione delle sue potenzialità di facilitatore di integrazione per alunni e genitori, si potrebbero contenere i rischi di una possibile chiusura nei confronti delle famiglie immigrate 

Proprio per questo diventa urgente risolvere in termini positivi la questione della cittadinanza ai minori nati in Italia da genitori stranieri, troppo a lungo rimasta intrappolata in una sterile contrapposizione ideologica tra rigidi difensori dello ius sanguinise altrettanto rigidi cantori di uno ius soli senza vincoli o criteri.

L’evocativa ipotesi di uno ius culturae, capace di tenere insieme in modo equilibrato questi modelli ideali, ci pare una giusta prospettiva da perseguire, anche se va naturalmente riempita di precisi ed affidabili percorsi, valorizzando proprio la partecipazione alla scuola come tempo e veicolo di integrazione attorno a cui costruire percorsi tempestivi e agili di attribuzione della piena cittadinanza, ben prima della maggiore età, alle nuove generazioni, nate e vissute in Italia e per questo a pieno titolo cittadini del Paese.