Vuoi essere salvo? Umiliati!

A Santa Marta, Francesco spiega che per essere salvi bisogna scegliere la strada dell'umiltà; perché Dio s'incontra nell'emarginazione e nei peccati, non osservando rigidamente i comandamenti

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 430 hits

È tornato a parlare di umiltà Papa Francesco nella Messa di oggi a Santa Marta. Quella umiltà che non ebbero gli abitanti di Nazareth nel riconoscere la gloria del Messia, perché, così sicuri della loro fede, gli impedirono di operare miracoli presso di loro. Quella umiltà che invece ebbe Gesù Cristo nel capire che era bene farsi da parte, perché – disse - “nessun profeta è bene accetto nella sua patria”.

È proprio per l’umiltà che noi possiamo salvarci, ha sottolineato il Pontefice nella omelia. Sentire costantemente il bisogno di essere perdonati e guariti da Dio è molto più efficace dell’essere sicuri di aver osservato tutti i comandamenti. Quello “non ci salva”, ha affermato Bergoglio.

E per dimostrarlo ha rievocato i due episodi biblici narrati nelle Letture di oggi: la guarigione dalla lebbra di Naamàn il Siro, al tempo del profeta Eliseo, e l’incontro del profeta Elia con la vedova di Sarepta di Sidone, salvata dalla carestia. Un lebbroso e una vedova, quindi: due categorie in quel tempo “emarginate”, ha spiegato il Papa. Eppure, da questa condizione di emarginazione, i due protagonisti hanno guadagnato la salvezza, grazie all’umiltà di accogliere le parole dei profeti.

Inizialmente la Scrittura presenta Naamàn sdegnato perché ritiene “ridicolo e umiliante” l’invito di Eliseo a bagnarsi sette volte nel fiume Giordano per essere guarito dalla lebbra. “Il Signore gli chiede un gesto di umiltà, di ubbidire come un bambino”, ha commentato Francesco. Il Siro torna poi dal profeta solo perché convinto dai suoi servi, e, seppur umiliato, ubbidisce. Ed è proprio quell’atto di umiltà a guarirlo, ha evidenziato Francesco.

Un percorso inverso rispetto a quello compiuto dai nazaretani che rifiutarono gli insegnamenti di Gesù, perché già “tanto sicuri nella loro ‘fede’” e “nella loro osservanza dei comandamenti”, da non sentire il bisogno “di un’altra salvezza”. Anzi, il discorso di Cristo “non è piaciuto” affatto ai suoi conterranei, che “si sono così arrabbiati” da volerlo uccidere. 

È, questo, “il dramma dell’osservanza dei comandamenti senza fede”, ha osservato il Santo Padre; credere cioè: “Io mi salvo da solo, perché vado alla sinagoga tutti i sabati, cerco di ubbidire ai comandamenti, ma che non venga questo a dirmi che erano meglio di me quel lebbroso e quella vedova!”.

Invece proprio questi “emarginati” insegnano che “se tu non ti emargini, non ti senti al margine, non avrai salvezza”. “Questa è la strada dell’umiltà – ha ribadito il Papa - sentirsi tanto emarginati che abbiamo bisogno della salvezza del Signore. Solo Lui salva, non la nostra osservanza dei precetti”. Ed è anche il messaggio che ci porta questa terza settimana di Quaresima: “Se noi vogliamo essere salvi, dobbiamo scegliere la strada dell’umiltà”.

Anche Maria “nel suo Cantico – ha aggiunto Francesco - non dice che è contenta perché Dio ha guardato la sua verginità, la sua bontà e la sua dolcezza, tante virtù che aveva lei”, ma perché “il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva, la sua piccolezza, l’umiltà”.

Dio non guarda altro. Perciò “dobbiamo imparare questa saggezza di emarginarci, perché il Signore ci trovi”, ha detto Bergoglio. Di certo “non ci troverà al centro delle nostre sicurezze”, perché “lì non va il Signore”. Lui ci trova e si fa trovare “nell’emarginazione, nei nostri peccati, nei nostri sbagli, nelle nostre necessità di essere guariti spiritualmente, di essere salvati”.

Lui ci raccoglie sulla “strada dell’umiltà”. Un’umiltà “cristiana”, ha precisato il Santo Padre, che non significa dire: “io non servo per niente” e “nascondere la superbia lì”. Piuttosto “è dire la verità: Sono peccatore, sono peccatrice”, ed esser consapevoli che proprio per questo “Dio ci salva”. Allora, ha concluso il Papa, “chiediamo la grazia di avere questa saggezza di emarginarci, la grazia dell’umiltà per ricevere la salvezza del Signore”.