Wolverine: L'immortale

Un'operazione di puro intrattenimento ma il vero elemento di forza del film è il suo protagonista: Hugh Jackman

Roma, (Zenit.org) Laura Cotta Ramosino | 279 hits

Wolverine, ancora traumatizzato dalla morte dell’amata Jean Grey, vive come un selvaggio tra i boschi del Canada, dove viene a cercarlo la giovane Yukio, inviata dall’anziano Yashida, un miliardario giapponese cui il mutante aveva salvato la vita durante la Seconda Guerra Mondiale. Yashida, prossimo alla morte, vorrebbe ricambiare il favore di tanti anni prima dandogli la possibilità di rinunciare all’immortalità che tanto gli pesa. Ma la situazione nella famiglia di Yashida è complessa e alla sua dipartita la nipote Mariko, erede designata, diventa il bersaglio di molti interessi. Logan decide di proteggerla, costi quel che costi…

Molti critici hanno usato, per definire la seconda pellicola della Marvel dedicata al suo mutante più famoso, la parola “classico”, dove il termine può essere inteso in senso sia positivo che negativo.

Questo secondo capitolo in solitaria di Wolverine (o Logan, un eponimo spiccio come il suo personaggio, né nome né cognome) non ambisce in effetti alla complessità pensosa e post-moderna dei cinefumetti di Christopher Nolan, ma non ha nemmeno, se non in brevi momenti, il gusto per l’ammiccamento e l’autoironia degli Avengers.

Si tratta, per l’appunto, di un racconto molto lineare e “tradizionale” di rinascita di un eroe che ha smesso di essere tale ma che può tornare a esserlo se trova un degno avversario, una missione e una persona cui dedicare la propria vita (e forse anche la propria morte).

Tutto questo Wolverine (come da fumetto ma, verrebbe da dire, anche con somma gioia del marketing) lo troverà in Giappone, dove lo convoca un anziano e ricchissimo capitano di industria, che intende ricambiare a modo suo il salvataggio da parte del mutante dalla distruzione atomica di Nagasaki.

Che il dono di ringraziamento, oltre che una splendida katana (il primo dei molti espliciti richiami all’epica e all’etica dei samurai profusi nella pellicola), sia la possibilità di morire è la prima delle molte sorprese che Logan si troverà ad affrontare nella terra del Sol Levante, tra dark lady dai baci velenosi, giovani fanciulle inermi da salvare, guerriere chiaroveggenti, ninja misteriosi, membri della yakuza e, ovviamente, samurai corazzati.

La storia procede tra inseguimenti, combattimenti e qualche momento di doveroso omaggio al sentimento, si tratti della nostalgia di un amore perduto (e anche lì, paradossalmente, il dono di un innamorato era stato la morte), o dei primi momenti di uno appena sbocciato.

Se in un’operazione di puro intrattenimento come questa qualche approfondimento si può trovare (se proprio bisogna cercarlo tra una scazzottata e un duello all’arma bianca) è quello sulla condanna della ricerca dell’immortalità a tutti i costi, dell’incapacità di accettare il dato essenziale dell’essere uomini, il tempo che passa, non come una condanna ma come un dono.

Pochino, per chi è abituato alle sottigliezze anche drammatiche degli X Men di Bryan Singer, e pure il 3 D (che valorizza le scene più movimentate) appare una scelta insieme più popolare e meno elegante rispetto allo stile del prequel anni Sessanta X Men First Class.

Il vero elemento di forza del film è naturalmente il suo protagonista, uno Hugh Jackman in gran forma che, al sesto film nei panni (tanti o pochi che siano) del mutante zannuto e immortale, è ormai perfettamente compenetrato nella parte, si tratti di vagare infelice e barbuto nei boschi o duellare sul tetto di un treno, tanto da farci dimenticare che abbia mai potuto recitare nei panni del gentiluomo di Kate & Leopoldo in quelli canterini di Jean Valjean de Les Miserables. In un cast per il resto completamente giapponese, il pubblico occidentale non ha che lui per aggrapparsi saldamente a questa avventura movimentata.

Niente paura, comunque, perché per chi ha la pazienza di aspettare dopo i titoli di coda c’è la sorpresa di ritrovare qualche vecchio amico che promette nuove avventure al ritrovato Wolverine e ai suoi artigli, anche se senza adamantio.

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Titolo Originale: The Wolverine
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: James Mangold
Sceneggiatura: Mark Bomback, Scott Franck dal fumetto di Frank Miller e Chris Claremont
Produzione: Lauren Shuler Donner, Hutch Parker, John Palermo, Hugh Jackman per Marvel Enterprises/Twentieth Century Fox Film Corporation
Durata: 126
Interpreti: Hugh Jackman, Famke Janssen, Tao Okamoto, Rila Fukushima, Hiroyuki Sanada 

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