Xinjiang: un filo diretto tra Italia e Cina

Presentato a Treviso il saggio di Adriano Màdaro che spiega le potenzialità di una delle regioni più ricche di risorse dell'estremo Oriente, che vanta un legame antichissimo con il nostro Paese

Treviso, (Zenit.org) | 291 hits

Si è svolto ieri mattina a Ca' Sugana, sede del Comune di Treviso, un incontro tra il sindaco di Treviso Giovanni Manildo,  con la Delegazione cinese della Regione autonoma del Xinjiang guidata dal Ministro del Dipartimento Cultura e Informazione dei XPCC (Xinjiang Production Construction Corps) Cheng Jiazhu e il sinologo giornalista Adriano Màdaro, autore del libro Xinjiang, dove c’era l’inferno (China International Press).

“Ringrazio il Ministro Cheng Jiazhu e Adriano Màdaro per averci dato questa grande opportunità di dialogo tra la Regione autonoma dello Xinjiang e la città di Treviso - ha dichiarato il Sindaco di Treviso Giovanni Manildo - Ci piace pensare che, seppur piccola davanti alla vastità territoriale di questa Regione cinese, Treviso possa diventare un ponte tra la Cina e l'Occidente”.

"Lo Xinjiang è più grande regione della Cina, copre un terzo del paese ed è popolata da 47 diversi gruppi etnici - ha spiegato durante l'incontro il Ministro del Dipartimento Cultura e Informazione dei XPCC Cheng Jiazhu -. Stiamo intravedendo un grandissimo sviluppo per il futuro grazie anche alla presenza di tanti gruppi etnici. Abbiamo seguito le direttive del governo centrale per promuovere il progresso civile e sociale di questa regione che era tra le più povere, e che, dopo un periodo più lento e difficile, ha vissuto un momento di grande velocità nel progredire sopravanzando altre regioni. Le relazioni del nostro Paese con l'Italia sono tra le più antiche al mondo, e il libro di Adriano Màdaro è per noi un ponte verso l'Occidente per far conoscere la realtà economica, sociale e culturale dello Xinjiang, auspicando proficue forme di collaborazione".

“Fino a qualche decina di anni fa – ha raccontato il sinologo e giornalista Adriano Màdaro – questa regione era la più povera in assoluto, dove appunto “c’era l’inferno” e si moriva di fame poiché mancava l’acqua per migliaia di chilometri. In quindici anni è diventata la più ricca per le riserve minerarie, per le grandi bonifiche effettuate, e per l’aver trovato l’acqua che ha consentito di incrementare l’agricoltura con la coltivazione intensiva del cotone, del pomodoro, del luppolo, dei girasoli per l’olio. Grandi riserve economiche che, unite ai capitali di cui questa regione dispone, hanno creato l’opportunità per invitare “cervelli” a lavorare in Cina per perfezionare la loro tecnologia. In questo senso si può intravedere la possibilità di portare in questo grande paese un capitale importante e prezioso, incentivando le attività di scambio e aprendo nuove possibilità per il mercato”.