di Padre John Flynn, LC
ROMA, mercoledì, 27 febbraio 2008 (ZENIT.org).- Il tempo della Quaresima dovrebbe essere un tempo di digiuno non solo dal cibo ma anche dalle parole e dalle immagini, ha raccomandato Benedetto XVI durante il consueto confronto annuale con il clero di Roma che si è svolto lo scorso 7 febbraio.
La domanda di un parroco si riferiva alle difficoltà di educare alla ricerca e alla contemplazione di quella bellezza vera e salvifica, nel contesto della cultura contemporanea. Il Pontefice ha risposto parlando dell’uso delle immagini e dei problemi creati da ideali sbagliati di bellezza. In tempo di Quaresima “abbiamo bisogno di uno spazio senza il bombardamento permanente delle immagini”, ha osservato Benedetto XVI.
Un’applicazione estensiva del consiglio del Papa sarebbe quella di digiunare sempre e non solo durante il periodo di Quaresima da una pornografia imperversante. Un articolo pubblicato il 12 febbraio sul sito Internet di ABC News riporta i dati di una pubblicazione sul commercio, secondo cui sarebbero 14 miliardi di dollari (9,4 miliardi di euro) i proventi generati, in un modo o in un altro, dalla pornografia negli Stati Uniti. L’articolo riferisce anche di una stima che pone a 4,2 milioni il numero dei siti pornografici on-line, con 40 milioni di visitatori al giorno.
I tentativi del Governo federale di porre un argine all’espansione di questa industria non ha dato grandi risultati. L’azione dell’FBI contro la pornografia è diminuita a causa dell’insorgere di altre questioni come il terrorismo, secondo la Reuters del 19 settembre. L’FBI si è tuttavia attivata nella lotta alla pedopornografia.
Inoltre, sono falliti anche i tentativi di controllare l’industria della pornografia su Internet. Lo scorso anno, un giudice federale ha confermato una precedente sentenza che ha invalidato la legge sulla tutela dei minori on-line, in quando lesiva del diritto di espressione, secondo il Washington Post del 23 marzo.
La legge considera reato, per i gestori dei siti Internet, dare accesso a contenuti di natura sessuale ai minori di 17 anni. Approvata nel 1998, la legge non è mai entrata in vigore, essendo stata bloccata da diversi ricorsi giurisdizionali.
Conseguenze pericolose
L’aumento del consumo di pornografia sta creando non pochi problemi. Alla fine dello scorso anno, un giudice di Melbourne, Australia, ha condannato un uomo a 11 anni di reclusione per stupro, secondo il quotidiano Age del 3 gennaio.
Il giudice Damian Murphy ha sostenuto che Andrew Bowen avrebbe tradotto nella pratica quanto visto su del materiale scaricato da Internet.
Gli autori dell’articolo, Maree Crabbe e David Corlett, hanno osservato che una delle caratteristiche della pornografia su Internet è di avere immagini sessuali più estreme e violente. Scene che sono così degradanti e umilianti da essere censurate nei film e nella televisione, sono invece liberamente accessibili a chiunque grazie ad una connessione Web.
Crabbe e Corlett ricordano che la ricerca dimostra un legame tra consumo di pornografia e tasso di aggressività sessuale degli uomini. Anche qualora la pornografia non fosse violenta, essa tende comunque ad aumentare la tolleranza verso la violenza sessuale.
Lo scorso anno, un rapporto pubblicato in Australia ha rivelato dati record nel numero dei navigatori dei siti pornografici. Secondo un articolo pubblicato il 26 maggio sul Sydney Morning Herald, un sondaggio ha rivelato che il 35% degli utenti di Internet ha visitato un sito per adulti almeno una volta negli ultimi tre mesi.
Secondo l’articolo, psicologi e consultori ritengono che la pornografia su Internet sia sempre di più causa di problemi matrimoniali, per via dell’aumento del numero degli uomini che ne diventano dei consumatori dipendenti.
Un lungo articolo sull’argomento è stato pubblicato sul quotidiano Age del 26 maggio. “L’impatto della pornografia in Internet, sul comportamento e i rapporti sessuali potrebbe rivelarsi pari a quello che ci fu nel 1961 con l’introduzione della pillola contraccettiva”, afferma l’articolo.
Riferendosi ad essa come il “nuovo distruttore dei matrimoni”, l’articolo osserva che non solo un gran numero di uomini ne diventano fruitori abituali, ma che essa provoca anche infelicità e mancanza di autostima nelle donne.
Pornografia sui cellulari
Dopo Internet, sono ora i telefoni cellulari che stanno diventando delle vere autostrade della pornografia. Mentre in Europa questo tipo di utilizzo è già affermato, negli Stati Uniti sta iniziando solo ora a diffondersi, secondo un articolo della Reuters del 30 gennaio.
Gli acquisti di materiale pornografico attraverso i telefonini, in Europa hanno raggiunto i 775 milioni di dollari (521 milioni di euro), rispetto ai meri 26 milioni di dollari (17,5 milioni di euro) degli Stati Uniti. Uno studio citato nell’articolo stima che nel mondo l’industria pornografica potrebbe raggiungere nel 2010 un giro d’affari di 3,5 miliardi di dollari (2,4 milardi di euro).
Le compagnie telefoniche negli Stati Uniti hanno in programma di allentare i controlli sulle proprie reti, per consentire la vendita di un maggior numero di gadget e di servizi. Inoltre, i nuovi telefoni cellulari hanno migliori qualità di immagine e migliori capacità di navigazione su Internet. Anche i siti di condivisione dei video sono in espansione nella loro offerta di servizi fruibili da cellulari di ultima generazione.
L’utilizzo di materiale pornografico attraverso i telefoni cellulari ha innescato, lo scorso anno, un dibattito nell’ambito della Chiesa anglicana, in seguito ad una sentenza di un tribunale ecclesiastico contraria all’installazione di antenne per i cellulari sui campanili delle chiese, secondo quanto riportato dal Times il 17 marzo.
Le chiese potrebbero ricavare più di 10.000 sterline (13.260 euro) l’anno per l’affitto alle società telefoniche, osserva l’articolo. Questi proventi sono stati messo a rischio con il pronunciamento di un giudice ecclesiastico a Chelmsford, Essex, contro la richiesta di installare un’antenna sulla torre di SS. Pietro e Paolo a Chingford. Il giudice George Pulman ha basato la sua decisione sulla constatazione che alcuni contenuti trasmetti “non sono in linea con l’uso cristiano della chiesa”.
La sua conclusione è stata tuttavia rovesciata poco dopo dalla Court of Arches, la più alta istanza ecclesiastica della Chiesa d’Inghilterra, come riferisce il quotidiano Telegraph del 25 luglio. Secondo la Corte si deve ricordare che gli esseri umani sono “imperfetti” e rifiutare l’installazione delle antenne sui propri edifici sarebbe un “atteggiamento sproporzionato”.
Fortunatamente sta prevalendo una visione più sana in altri ambienti. Il National Catholic Register ha riferito, nell’edizione del 10-16 febbraio, sull’azione di alcune università cattoliche negli Stati Uniti dirette a bloccare l’accesso a siti Internet pornografici e di giochi d’azzardo.
A partire dal 2006, il St. Vincent College di Latrobe, Pennsylvania, ha installato dei filtri per bloccare l’accesso a questo tipo di siti da ogni computer. “Come padre di cinque figli ho pensato che in una università cattolica non sia possibile far arrivare materiale pornografico nelle camere da letto”, ha osservato il presidente dell’università, Jim Towey, che ha avviato questa politica poco dopo aver preso servizio.
Altre istituzioni cattoliche che filtrano l’accesso ad Internet sono la Franciscan University di Steubenville e Wyoming Catholic. Ciò nonostante, l’articolo del Register osserva che molte altre università cattoliche non hanno alcun tipo di restrizioni alla navigazione.
Vivere la castità
Preoccupazione per la pornografia è stata espressa in una pubblicazione dal titolo “Catechetical Formation in Chaste Living: Guidelines for Curriculum Design and Publication” che è stata approvata nel corso dell’incontro della Conferenza episcopale USA del novembre 2007.
La castità, spiega il documento, “non significa repressione dei sentimenti e delle tentazioni sessuali, ma integrazione del dono della sessualità nell’ambito dell’intera persona umana”.
Una delle trappole da cui il testo mette in guardia è quella di un uso improprio di Internet, che consente un facile accesso a contenuti pornografici. I blog, le chat e le reti sociali in cui è possibile pubblicare foto sono tra gli strumenti principali attraverso i quali il valore della castità viene offeso.
“La pornografia diffama l’intimità dell’atto sponsale e ingiuria la dignità dei fruitori e partecipanti”, si osserva nelle linee guida. “I cristiani devono evitare ogni partecipazione alla pornografia come produttori, attori, consumatori o rivenditori”.
C’è bisogno di maggiore educazione e istruzione catechetica per aiutarci ad apprezzare il valore della castità, osserva il documento. È utile anche ricordare ciò che Benedetto XVI ha osservato nei suoi commenti del 7 febbraio sull’immagine e la bellezza.
Dio ci libera dalla “inflazione delle immagini”, ha affermato il Papa ed ha ricordato che attraverso l’incarnazione di Cristo, Dio ci ha mostrato la sua immagine. Convincere il mondo della bellezza della verità rivelata in Cristo potrebbe essere la chiave per superare la seduzione di immagini depravate che degradano la nostra umanità.
















