Campagna donazioni 2009
Personalizziamo le tariffe per i media con finalità espressamente evangelizzatrici
Ricevuto dai lettori in Italiano: 102.989 Euro

ZI08042802 - 28/04/2008
Permalink: http://www.zenit.org/article-14196?l=italian

La comunicazione della Chiesa attraverso i siti web diocesani


Intervista al professor Daniel Arasa, docente presso la Santa Croce di Roma


di Miriam Díez i Bosch

ROMA, lunedì, 28 aprile 2008 (ZENIT.org).- Non esiste il sito web diocesano ideale, ma è possibile offrire degli strumenti utili per migliorarlo. E' quanto sta cercando di fare il professor Daniel Arasa (Barcellona, 1971) con il suo libro “Church communications through diocesan websites. a model of analysis” (“Comunicazione della Chiesa attraverso i siti web diocesani: un modello di analisi”), pubblicato in inglese da EDUSC (www.pusc.it).

Il docente della Pontificia Università della Santa Croce ha studiato nove diocesi del mondo: Bogotà (Colombia), Johannesburg (Sudafrica), Los Angeles (USA), Madrid (Spagna), Manila (Filippine), Melbourne (Australia), Città del Messico (Messico), Milano (Italia) e San Paolo (Brasile).

Ciò che emerge in sintesi è che i problemi principali dei siti diocesani possono ridursi a due: “risorse e formazione nella comunicazione”.

Daniel Arasa coordina gli studi nella Facoltà di Comunicazione Istituzionale della sua università ed è giornalista e dottore in comunicazione.

Cosa l'ha spinta a realizzare una ricerca sui siti web diocesani?

Arasa: Da un lato, Internet e il web in particolare sono diventati strumenti e ambiti di comunicazione essenziali. Credo che sia molto interessante sapere cosa fa o può fare la Chiesa cattolica per comunicare in questi ambiti.

Potrei aggiungere che è il momento di far vedere che la comunicazione della Chiesa è degna di essere studiata da un punto di vista accademico e scientifico.

Cosa serve per migliorare la presenza della Chiesa in Internet?

Arasa: Migliorare la comunicazione digitale della Chiesa non è una questione di decisionismo. Bisogna partire da un'analisi e da una valutazione della realtà e delle proprie capacità, così come da una “professionalizzazione” delle persone che vi si dedicano.

Questa ricerca non pretende di fornire un elenco pratico di cose da fare e di altre da evitare: sarebbe riduttivo e di portata limitata. Anche se sicuramente si deducono opzioni particolari, si vuole piuttosto offrire criteri per la progettazione, la gestione, la valutazione e l'analisi di iniziative web.

In altre parole, quelle dimensioni che devono essere considerate prima, durante e dopo qualsiasi progetto digitale, così come l'atteggiamento che sta dietro a queste iniziative.

In questo senso, penso che lo studio in questione abbia particolare interesse per due gruppi di persone: in primo luogo la comunità accademica che si occupa della ricerca della comunicazione istituzionale e della comunicazione elettronica; in secondo luogo, tutti quei responsabili di comunicazione della Chiesa, dai Vescovi ai direttori degli uffici di comunicazione o webmaster.

Che immagine della Chiesa esce dall'analisi dei siti web diocesani?

Arasa: Un'immagine certamente variegata, ma allo stesso tempo omogenea. E' significativo trovare in tutte le web diocesane un'attenzione molto particolare al Santo Padre e al Vaticano.

La varietà si scopre nell'attenzione all'idiosincrasia di ogni diocesi e dei suoi abitanti: ci sono siti web, ad esempio, che pongono grande enfasi sugli aspetti devozionali (ad esempio nelle Filippine); altri, invece, sottolineano le informazioni sulle parrocchie e sui sacerdoti (i siti web dell'America Latina); altri ancora l'ampiezza della documentazione, ecc..

Può confessarci qual è la diocesi cattolica con il migliore sito web?

Arasa: Vorrei proprio saperlo! Non credo sia possibile rispondere a questa domanda: ogni diocesi ha caratteristiche proprie, circostanze specifiche ed esigenze particolari molto legate al territorio e alla popolazione.

Sono fattori che influiscono e determinano i loro modi e strumenti di comunicazione e, quindi, anche i loro siti web. Il mondo web, inoltre, è in costante movimento: ciò che era “buono” ieri non lo è oggi.

Per questo, non credo sia possibile dire “questa o quella è la diocesi con il migliore sito web”.

In ogni caso, ciò che è possibile, e con questa ricerca tento di farlo, è segnalare elementi positivi, metodi che possono essere presi come modello da altri siti web diocesani.

Può citarne qualcuno?

Arasa: Sì, molti. La diocesi di Los Angeles, ad esempio, è un modello di compatibilità e accessibilità: si offrono numerose possibilità di scaricare documenti e renderli compatibili con i PDA. Si tiene conto della mobilità delle persone che usano il sito web, e per questo si favorisce il fatto che possano sentire o leggere documenti di interesse o seguire eventi con un lettore digitale, nel proprio computer, ecc.

Un altro esempio positivo? La diocesi di Milano, che è la più grande d'Europa, ha un sito web molto completo e aggiornato; quella di Madrid, in Spagna, che ha un grande servizio di notizie ecclesiali; quella di Melbourne (Australia), che è molto ben organizzata...

E' sicuramente possibile trovare molti punti positivi anche in siti web di altre diocesi che non ho studiato. Ovviamente non tutto è positivo. Ci sono cosa che vanno migliorate.

Parliamo degli aspetti migliorabili. Come i link che non funzionano, ad esempio...

Arasa: Effettivamente, in alcuni casi, sono significativi aspetti come link che non funzionano, problemi di navigazione all'interno dei siti web (ripetizione di sezioni, incoerenze, caratteri troppo piccoli che ostacolano la lettura, ecc.) o lentezza dell'interazione (e-mail senza risposta, ecc.).

Un aspetto nel quale i siti web diocesani sono rimasti indietro è quello della multimedialità: sta cambiando, ma ci sono ancora pochissimi servizi audio e quasi nessuno video, quando il web offre tante possibilità al riguardo. Nonostante abbia molte cose positive, il mondo web ecclesiale può e deve imparare molto dagli altri ambiti.

Di chi è la colpa di queste negligenze?

Arasa: Gli aspetti che ho sottolineato non hanno un'accezione critica. Tra le persone che ho incontrato, ho scoperto grande professionalità e preparazione, e soprattutto un enorme desiderio di servire la propria Chiesa locale e la Chiesa universale.

Sintetizzando, i problemi principali possono ridursi a due: risorse e formazione nella comunicazione.

Quanto al primo, è evidente che le organizzazioni ecclesiali non possono competere con l'ambito commerciale. Manca denaro e, quindi, risorse materiali e umane. Una maggiore attenzione agli aspetti comunicativi, tuttavia, insieme a una maggiore professionalità e creatività, possono essere determinanti per migliorare i siti web.

Il secondo aspetto, quello della formazione, è molto legato al primo. Gran parte del personale che lavora nei “website teams” delle diocesi ha una formazione alta o medio-alta in aspetti tecnologici e grafici, ma manca, nella maggior parte dei casi, di un background in comunicazione.

Nella sua ricerca, ha intervistato numerosi giornalisti che coprono l'informazione della Chiesa. Sono molto critici?

Arasa: Sono più di quaranta le interviste approfondite che ho realizzato con corrispondenti in Vaticano e con giornalisti che informano sulla Chiesa. Ovviamente, ciascuno ha una visione personale, i suoi gusti, le sue preferenze e le sue obiezioni.

Forse l'aspetto più positivo è che la gran parte dei giornalisti ha sottolineato un notevole miglioramento della comunicazione della Chiesa negli ultimi anni, anche nell'ambito dei siti web.

Accanto a questo, i giornalisti ritengono che i siti web diocesani non rispondano alle loro necessità. Un esempio concreto: molti giornalisti desidererebbero avere documenti delle omelie, dei messaggi o dei comunicati in anticipo per poterli poi lanciare subito non appena sono resi pubblici; molti uffici di comunicazione non offrono questa possibilità, mentre l'uso dell'embargo è molto generalizzato in altri tipi di comunicazione, come in politica.

Un giornalista professionista rispetta sempre l'embargo che è, allo stesso tempo, un modo per facilitare il suo lavoro.

In ogni caso, bisogna capire che non sempre gli obiettivi di un comunicatore istituzionale coincidono con quelli dei giornalisti. Credo che sia normale trovare elementi di discrepanza tra loro.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


© Innovative Media, Inc.

La riproduzione dei Servizi di ZENIT richiede il permesso espresso dell'editore.



invialo ad un amico commenta questa notizia
anteprima di stampa formato PDF
sopra


ZENIT via e-mail | ZENIT in rss | regala ZENIT | raccomanda ZENIT | aiuta ZENIT

| condizioni d'uso | invia notizie o comunicati | contattaci | pagina principale

© Innovative Media, Inc.