ZI08051703 - 17/05/2008
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Le sfide etiche di internet nella società globale


ROMA, sabato, 17 maggio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo dell'intervento pronunciato dall'Arcivescovo Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, in occasione del Forum dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (Ucsi), svoltosi a Roma, il 14 maggio scorso, sul tema "Internet, saperi, informazione, democrazia globale".



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La rivoluzione di cui siamo testimoni e quasi inconsapevoli attori, spinta dalla corsa tecnologica della comunicazione, è tutt'altro che conclusa. Ci troviamo davanti ad un panorama in movimento, ad un paesaggio con dei dinamismi che difficilmente ci consentono di avere dei punti di vista fermi e definitivi. La comunicazione umana è probabilmente uno degli aspetti più velocemente trasformati della nostra cultura. Non solo perché ci sono dei sofisticati strumenti per esercitarla, ma perché emergono nuove abitudini, nuovi linguaggi, tempi e spazi per l'esercizio quotidiano della comunicazione. Il Documento Aetatis novae del nostro Consiglio lo diceva così nell'anno 1992: "La

disponibilità costante di immagini e di idee, così come la loro rapida trasmissione, anche da un continente all'altro, hanno delle conseguenze, positive e negative insieme, sullo sviluppo psicologico, morale e sociale delle persone, sulla struttura e sul funzionamento delle società, sugli scambi fra una cultura e l'altra, sulla percezione e la trasmissione dei valori, sulle idee del mondo, sulle ideologie e le convinzioni religiose" (n.1).

Queste parole conservano intatta la loro attualità. Se mai il panorama si è fatto ancora più complesso. Ci sono oggi degli spazi naturali e ci sono quelli virtuali, divisi in "galassie" linguistiche ma che mettono tutti i partecipanti –soprattutto bambini e giovani- in un universo comune e condiviso. Purtroppo, è anche nuovo il divario che esiste tra coloro che sono inclusi in questi spazi virtuali e coloro che non sanno nemmeno cosa sia fare una telefonata. Coloro che fanno fatica ad avere un po' di pane e un sorso d'acqua pulita durante la giornata. E questi ultimi sono ancora troppo numerosi. Così, l'argomento sulle sfide etiche che l'Internet pone alla società globale ha qui un primo e fortissimo richiamo alla coscienza di tutti noi.

Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha pubblicato nell'anno 2002 due Documenti sul fenomeno Internet: "Etica in Internet" e "Chiesa ed Internet", per offrire alcune riflessioni e suggerimenti, non solo utili all'azione della Chiesa in questo campo, ma anche indirizzate a coloro che pur non condividendo la visione cristiana del mondo, hanno sollecitudine per la persona umana. Le proposte di questi Documenti sono ancora totalmente valide, e perciò vi invito a leggerli e usarli come sussidio del lavoro quotidiano. Internet è ormai un elemento essenziale della vita quotidiana della vita economica e culturale del pianeta. Le caratteristiche originarie proprie di questo nuovo mezzo (immediatezza, decentralizzazione, interattività, globalità, libertà, diffusione e condivisione del sapere…) contengono insieme a questi pregi anche dei rischi (individualismo esagerato, accesso dei bimbi a contenuti pericolosi, invasione della privacy…). È tutta la società quella che si deve educare all'uso di questi potenti mezzi che non sono solo strumenti, ma elementi fondamentali dello sviluppo culturale contemporaneo.

Il Papa Benedetto XVI, nel suo ultimo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, mette in evidenza il perché di una domanda cruciale sull'etica di questa nuova realtà: "Il ruolo che gli strumenti della comunicazione sociale hanno assunto nella società va ormai considerato parte integrante della questione antropologica, che emerge come sfida cruciale del terzo millennio. (…).Ecco perché è indispensabile che le comunicazioni sociali difendano gelosamente la persona e ne rispettino appieno la dignità. Più di qualcuno pensa che sia oggi necessaria, in questo ambito, un'"info-etica" così come esiste la bio-etica nel campo della medicina e della ricerca scientifica legata alla vita." (n. 4).

Internet è l'ultimo, e in tanti aspetti, il più potente dei mezzi di comunicazione perché collega tutti i precedenti. Davanti a quello che segna un salto epocale nel percorso comunicativo dell'umanità, il nostro Documento Etica in Internet sottolineava il punto di appoggio di qualunque visione etica: "così come accade per gli altri mezzi di comunicazione sociale, la persona e la comunità di persone sono elementi centrali per la valutazione etica di Internet. Per quanto concerne il messaggio trasmesso, il processo di comunicazione e le questioni strutturali e sistematiche insite nella comunicazione, "il principio etico fondamentale è il seguente: la persona umana e la comunità umana sono il fine e la misura dell'uso dei mezzi di comunicazione sociale. La comunicazione dovrebbe essere fatta da persone a beneficio dello sviluppo integrale delle persone" (n. 3).

Questo criterio rimane invariato, e si può esplicitare nei principi della verità, la giustizia, la libertà e il bene comune (cf. Giovanni Paolo II, XXXVII Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali). La Chiesa ha sempre visto la comunicazione come un'attività umana che a sua volta deve umanizzare, suscitare e rinforzare dei vincoli tra le persone e i gruppi, creando spazi di partecipazione, di comunione e di bene per tutti. L'applicazione di questi criteri fondamentali ha bisogno di un costante aggiornamento nelle nuove circostanze che emergono ogni giorno. Perciò vorrei fare luce su alcuni aspetti che si sono ulteriormente trasformati e che possiamo studiare anche se brevemente.

1. Quando diciamo "Internet" oggi, ci riferiamo a qualche cosa di molto diverso di cinque anni fa. Adesso non si tratta solo di computer collegati fra loro e di siti web come "vetrine" che offrono dei contenuti. Oggi stiamo parlando di un ambito culturale polimorfo che risulta di una serie di apparecchiature, piccole e grandi, fisse e mobili, terrestri e spaziali, che interagiscono tra loro a scala mondiale e con cui le persone e i gruppi dialogano, condividono, pubblicano in mille formati diversi. A questo universo, per questioni di praticità, possiamo continuare a chiamarlo Internet, anche se dobbiamo sapere che qualcosa di molto importante è cambiato. Le espressioni "Web 2.0" e "Web 3.0" o Web semantica, tentano di descrivere il travolgente protagonismo degli utenti e la progressiva intelligenza dei motori di ricerca, che segna quello che alcuni chiamano "la morte dei mass media". Sono milioni gli utenti attivi, partecipativi e collegati in "reti sociali" de-localizzate ma non per quello meno incisive, come mai prima nella storia umana.

2. Per agire eticamente nella società odierna dobbiamo guardare "oltre Internet", o più precisamente "nel cuore della cultura digitale" per trovare quelle persone concrete, i gruppi umani che si comunicano attraverso di esse. Il nostro pensiero va in primo luogo alle comunità isolate e sprovviste che fanno parte della Chiesa in tante nazioni del mondo. Sappiamo bene che lì ci sono persone e comunità che potrebbero potenziare moltissimo la loro comunicazione e quindi la loro qualità di vita se mettessero in comune delle risorse, delle conoscenze, delle informazioni. Non si tratta solo di comunicare con l'esterno lontano, ma soprattutto e prima con i vicini e con coloro che agiscono nello stesso campo di azione.


Creare delle sinergie, suscitare il tessuto di rete, è il primo passo di questa inclusione. Noi, per esempio, attraverso la Rete Informatica della Chiesa in America Latina (RIIAL) cerchiamo di favorire la loro inclusione digitale non solo fornendo dei computer, ma soprattutto suscitando un cambio di mentalità, una "cultura di rete" che non contempla in primo luogo Internet, ma che si mette al servizio della comunità in se stessa, della sua realtà e dei suoi bisogni immediati. La tecnologia ci offre adesso delle soluzioni abbastanza efficaci per luoghi senza infrastruttura. Se pensassimo solo a "collegarli ad Internet" sbaglieremmo obiettivo. Quello deve avvenire, certo, e porterà grandi vantaggi, ma non come unica meta. Si tratta di generare una vera cultura digitale che nasca in chiave solidale e che susciti una creatività condivisa, una maggiore comunione ed unità all'interno delle comunità, in uno stretto rapporto con la Chiesa universale e in dialogo con il mondo.

3. L'urgente bisogno della formazione giovanile. Il Papa Benedetto XVI ha più volte sottolineato quello che chiama "emergenza educativa", riferita alla necessità di trasmettere veri valori alle nuove generazioni. Ecco la "questione antropologica" citata sopra. I giovani possono imparare molto con le nuove tecnologie; mancano loro, però, una visione d'insieme, dei valori che agiscano come chiavi di scelta e di lettura per raggiungere il significato di ciò che studiano. Loro conoscono meglio di noi le tecnologie, ma forse conoscono poco se stessi e gli altri. Davanti a fenomeni di violenza giovanile sempre più estesa in vari paesi, e il bullismo che diffonde attraverso Internet delle immagini agghiaccianti fatte con il telefonino, il Santo Padre chiama gli adulti a essere veri educatori, ad "allargare gli spazi della razionalità nel segno di una fede amica dell'intelligenza, sia nell'ambito di una cultura popolare e diffusa, sia in quello di una ricerca più elaborata e riflessa; in una Chiesa che chiama all'eroismo della santità".

Oggi la sfida etica riguarda profondamente tutti gli ambiti educativi: la famiglia e la scuola, lo Stato, la Chiesa, i mezzi di comunicazione. Non bastano i controlli giuridici o tecnologici sui contenuti. Ci si deve proporre di recuperare la dignità dell'immagine della persona, il rispetto della privacy propria ed altrui, la diffusione di una cultura del rispetto di se stessi e dell'altro. Persino il Consiglio d'Europa sta studiando questi fenomeni e fa fatica a trovare delle risposte adatte. Si è, insomma, alla ricerca della strada etica che garantisca la libertà di espressione e il rispetto delle norme che fanno possibile la convivenza umana giusta e pacifica. La Chiesa, quale "esperta in umanità" ha molto da offrire in questo campo. "Una regolamentazione di Internet è auspicabile e in linea di principio l'auto-regolamentazione è il metodo migliore" (Etica in Internet, 16).

4. Correlativo a questa urgenza, c'è anche quella della "building capacity" degli adulti, cioè la formazione alla comunicazione che dovrebbe raggiungere i genitori, i quadri dirigenti e i professori, vescovi, preti, religiose e religiosi. Il divario digitale è anche generazionale. Tantissimi adulti e soprattutto anziani sono fuori di questo nuovo spazio d'incontro, e si allontanano sempre più dal mondo dei giovani e dei bambini, cha hanno anche molto da insegnarci. Capire loro, entrare nelle chiavi fondamentali di questa cultura ci aiuterà ad esercitare una vera "diakonia" al servizio di essa, trovando i nostri contemporanei di ogni età ovunque siano, tante volte soli, depressi, lontani da tutto, che cercano forse nel loro cuore una Presenza intuita ma misteriosa. Per la Chiesa è una priorità quella di formare degli agenti di pastorale per offrire attraverso Internet una mano amica, una riflessione, la luce del Vangelo, insomma la Persona di Cristo, quella Verità che abbiamo trovato e va condivisa.

5. Il tessuto di rete. Nel seno della Chiesa ci sono innumerevoli iniziative molto buone e positive che vogliono servire il Vangelo attraverso queste nuove tecnologie. Tante volte, però, si tratta di iniziative isolate, a sestanti, che si ignorano a vicenda e questo fa un panorama ricco ma disarticolato. Visto che la tecnologia facilita in un modo straordinario l'articolazione di queste iniziative, noi ci proponiamo di radunarle, fare che si conoscano, che possano trovare spazi comuni di collaborazione, e che nella misura del possibile diventino una specie di "cassa di risonanza" dello stesso messaggio anche se ciascuna con la sua tonalità e caratteristiche proprie. Nella rete ogni nodo è e deve essere se stesso; non dobbiamo chiedergli di uniformarsi o sparire in una mono-tonia sterilizzante.

Il nodo contribuisce con le sue particolarità, ma accetta di essere collegato, vincolato con altri che anche sono loro stessi. La rete può suscitare comunione; riesce a potenziare tutti senza togliere niente a nessuno. Il retroscena di questa immagine sono le parole del Signore: "Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato." (Gv 17, 20). Dobbiamo capire che se non siamo uno (anche e soprattutto dentro la Chiesa!) il mondo non crederà. La cultura digitale o società dell'informazione ci pone, come è successo all'inizio della Chiesa in Pentecoste, davanti a grandissime opportunità e anche davanti a enormi sfide. Con l'aiuto dello Spirito Santo dobbiamo entrare in essa con animo forte e cuore sensibile ai bisogni e solitudini delle persone concrete con cui condividiamo tempo e spazio.

 


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