ZI08070802 - 08/07/2008
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Il servizio dell'autorità e l'obbedienza secondo una Superiora generale


Maria dell'Anima Christi, delle Serve del Signore e della Vergine di Matarà



di Miriam Díez i Bosch

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 8 luglio 2008 (ZENIT.org).- “E' un fatto che la mancanza di visione di fede nel ruolo del Superiore di una comunità religiosa abbia provocato grande confusione nella vita comunitaria”.

Lo ha affermato la Superiora generale delle Serve del Signore e della Vergine di Matarà, membri della Famiglia del Verbo Incarnato, fondate in Argentina 20 anni fa da padre Carlos Buela e con vocazioni crescenti (825 membri nei cinque continenti, con più di cento comunità).

ZENIT ha chiesto alla Superiora cosa pensa del nuovo documento della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica “Il servizio dell'autorità e l'obbedienza”, pubblicato recentemente.

“La riduzione del ruolo del superiore a un mero compito organizzativo non sarà mai capace di soddisfare le necessità di un'anima di una costante crescita nella vita spirituale, né la necessità del religioso di un ambiente d'amore familiare”, ha spiegato madre Maria dell'Anima Christi, olandese.

“La vita comunitaria è un elemento costitutivo della vita religiosa e ogni persona consacrata aspira a crescere nell'amore. Visto che 'l'amore inizia a casa', è necessario lavorare sempre sulla qualità della vita comunitaria, e così come nella famiglia umana la guida è un padre o una madre, l'autorità religiosa dovrebbe essere quella che mantiene l'unità nella varietà di caratteri, doni, talenti, ecc.”, riconosce.

“Sono stata molto felice per l'Istruzione della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica 'Il servizio dell'autorità e l'obbedienza', visto che tocca punti di fondamentale importanza per tutte quelle persone consacrate che vivono in comunità”, ha affermato.

“Credo che l'Istruzione ci aiuterà a rafforzare la nostra fede nel mistero salvifico dell'autorità evangelica”, ha sottolineato.

Secondo la superiora, “è chiaro che vivere bene l'obbedienza non è facile, visto che in fondo si tratta del voto più difficile da rispettare, giacché implica la donazione del bene più importante dell'uomo, la propria volontà”.

“In vari punti – ha osservato –, l'Istruzione mostra con grande realismo che l'obbedienza implica spesso sofferenza, ma allo stesso tempo ci propone nuovamente di elevare lo sguardo verso l'esempio di Cristo stesso, che 'imparò l'obbedienza dalle cose che patì' (Eb 5,8)”.

“La rinuncia ai propri progetti di vita implica morire a noi stessi e richiede una visione di fede”, ha aggiunto.

Secondo la superiora, “è proprio il saper rispondere con generosità a ciò che Dio ci chiede attraverso l'autorità legittima che dà valore al voto professato. L'obbedienza cristiana implica senza dubbio il fatto di avere una visione soprannaturale, aspetto che è capace di portarci fino all'eroismo, se fosse necessario".

"E' confortante sapere che l'obbedienza ci aiuterà a renderci liberi dalle nostre inclinazioni della carne, dagli inganni del mondo e dal maligno”, ha suggerito.

“Mi sembra molto importante che si sia indicato come, al di là delle difficoltà che sorgono dalla fragilità umana, si propone come risposta la ricerca della santità, l'abbandono fiducioso nelle mani di Dio Padre, su esempio di Cristo obbediente fino alla morte, e alla morte di croce (Fil 2,8). L'obbedienza vissuta in questo modo sarà sempre un estremo atto di libertà”.

La superiora generale ha gradito particolarmente il fatto di guardare al servizio dell'autorità e all'obbedienza dal punto di vista della missione, perché “anche il superiore ha le sue sofferenze nel comandare, perché l'incarico è un peso”.

A suo avviso, l'autorità del superiore risponde a uno degli aspetti essenziali della vita religiosa, “come un cammino di comunione con Dio, puntando alla santificazione dei membri della comunità”.

“Quando il superiore comanda, non lo fa (o non dovrebbe farlo) per gusto personale, ma per dare risposta a ciò che, nonostante la sua fragilità umana, capisce che Dio sta chiedendo, attraverso la Chiesa, per il bene delle anime, soprattutto dei più bisognosi. La missione darà più frutti se esiste la risposta generosa di tutta una comunità, che lavora unita e si dona unita in un atteggiamento di servizio”.

Quanto più c'è unità tra i membri di una comunità missionaria, ha osservato, “tanto maggiore sarà il frutto delle vite offerte al Signore e agli altri. Come diceva il nostro compianto Papa Giovanni Paolo II, tutta la fecondità della vita religiosa dipende dalla qualità della vita fraterna”.

La superiora ha sottolineato quanto sia importante concentrarsi sull'aspetto della fraternità: “Non dobbiamo perdere di vista ciò che l'Istruzione sottolinea come una delle fonti che alimentano la missione comunitaria, mostrandoci che 'il vincolo di fraternità è tanto più forte quanto più centrale e vitale è ciò che si mette in comune'”.

“Un buon superiore è una benedizione per una comunità”, ha affermato la superiora olandese. “Messi in guardia dal fatto che i superiori possono commettere errori e avere difetti, come qualunque essere umano, è fondamentale ricordare l'importanza della fede come base necessaria per vivere il nostro voto di obbedienza in modo più perfetto e fruttuoso”.

“Il documento 'La vita fraterna in comunità' lo sottolinea con queste parole: 'Non si può infine dimenticare che in tutta questa delicata, complessa e spesso sofferta questione, gioca un ruolo decisivo la fede, che permette di comprendere il mistero salvifico dell'obbedienza'”.

Per madre Maria dell'Anima Christi, “così come dalla disobbedienza di un uomo è derivata la disintegrazione della famiglia umana, e nell'obbedienza dell'Uomo nuovo è iniziata la ricostruzione (cfr Rm 5,19), così anche l'atteggiamento obbediente sarà sempre una forza indispensabile per ogni vita familiare”.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


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