ZI08070806 - 08/07/2008
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L'ordinazione episcopale delle donne, un ostacolo verso l'unità


La Chiesa d'Inghilterra vota a favore della proposta


CITTA' DEL VATICANO, martedì, 8 luglio 2008 (ZENIT.org).- La Santa Sede afferma di aver appreso “con rincrescimento” “la notizia del voto della Chiesa di Inghilterra che apre la strada alla introduzione della legislazione che conduce all'ordinazione delle donne all'Episcopato”.

E' quanto rivela una nota del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani diffusa questo martedì a proposito degli ultimi avvenimenti nella Comunione Anglicana.

La questione dell'ordinazione episcopale femminile è stata al centro del Sinodo generale della Chiesa d'Inghilterra, celebrato a York dal 4 all'8 luglio e che ha visto la partecipazione di 467 Vescovi, preti e laici.

“La posizione cattolica in merito è stata espressa chiaramente da Papa Paolo VI e da Papa Giovanni Paolo II”, spiega il testo vaticano, sottolineando che “una tale decisione significa uno strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le Chiese del primo millennio, ed è perciò un ulteriore ostacolo per la riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa di Inghilterra”.

“Questa decisione avrà delle conseguenze per il dialogo, che finora aveva portato buoni frutti, come il Cardinale Kasper ha chiaramente spiegato quando ha parlato il 5 giugno 2006 a tutti i Vescovi della Chiesa di Inghilterra sull'invito dell'Arcivescovo di Canterbury”, confessa il commento.

In quell'occasione, il Cardinale aveva affermato che la Chiesa Cattolica non avrebbe interrotto il dialogo anche nel caso della decisione dell'ordinazione episcopale femminile, ma che la qualità del dialogo stesso sarebbe stata alterata.

“Il dialogo ecumenico nel vero senso della parola ha come suo fine il ristabilimento della piena comunione della Chiesa – osservava, come ricorda “L'Osservatore Romano” –. Questa è stata la presupposizione del nostro dialogo fino a ora. Questa presupposizione realisticamente potrebbe non più continuare conseguentemente alla introduzione della ordinazione delle donne all'incarico episcopale”.

Il Cardinale Kasper è stato invitato dall'Arcivescovo di Canterbury a presentare la posizione cattolica alla prossima Conferenza di Lambeth, che si svolge ogni dieci anni ed è in programma dal 16 luglio al 4 agosto prossimi.

Tra gli altri argomenti che rischiano di creare profonde fratture all'interno della Comunione Anglicana e che sono stati affrontati nel Sinodo di York figurano anche l'ordinazione episcopale di omosessuali e i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Alcuni leader anglicani si sono riuniti dal 22 al 29 giugno a Gerusalemme per discutere quella che hanno definito la predicazione di un “falso Vangelo” circa la morale sessuale. Alla fine hanno deciso di rimanere nella Comunione Anglicana mondiale, ma di formare un consiglio episcopale separato, la Global Anglican Future Conference. Molti di loro boicotteranno la Conferenza di Lambeth.

Secondo gli esperti di anglicanesimo, spiega “L'Osservatore Romano”, “il dialogo con i cattolici e la Chiesa di Roma incontrerà crescenti difficoltà anche per la evidente mancanza di unità ecclesiale all'interno della stessa Chiesa d'Inghilterra”.

Per gli osservatori, la decisione presa al Sinodo di York non è giunta inaspettata, perché la maggioranza dei vescovi della Chiesa d'Inghilterra si era già espressa a favore delle ordinazioni episcopali femminili, mentre ciò che ha sorpreso “è stata l'indisponibilità della maggioranza favorevole a queste ordinazione a trovare una soluzione per quanti, in consistente minoranza, nella Chiesa d'Inghilterra non intendono riconoscere l'autorità delle donne-Vescovo”.

Per gli esperti, potrebbero essere necessari due o tre anni prima che le prossime assemblee possano approvare una regolamentazione per l'ordinazione delle donne-Vescovo.

Il fatto che non si sia prevista una giurisdizione separata in Inghilterra per i fedeli che dissentono nei confronti delle donne sacerdoti e Vescovi indica che potrebbero nascere “profonde crisi di coscienza”, così come non si può escludere che “un certo numero di queste persone travagliate da crisi religiose possano trovare la soluzione ai loro problemi spirituali con un'adesione alla Chiesa cattolica o ad altre confessioni cristiane”.


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