CITTA' DEL VATICANO, martedì, 8 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo dell'intervento pronunciato, il 2 luglio a New York, dall'Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, alla riunione del Comitato economico e sociale dell'Onu (Ecosoc).
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L'High-Level Segment di quest'anno esorta i leader mondiali a riflettere sui progressi compiuti nel seguire il programma di sviluppo delle Nazioni Unite e la necessità di affrontare le esigenze di sviluppo delle comunità rurali.
Basta guardare alla copertura mediatica della attuale crisi dei generi alimentari e sulla flessione dell'economia in alcuni Paesi industrializzati per comprendere l'importanza e la rilevanza del tema di quest'anno.
La crisi alimentare ha colpito tutte le società. In alcuni luoghi, si manifesta nella scarsità di cibo con conseguenti malnutrizione e carestia. In altri appare sotto forma di prezzi elevati per le famiglie che cercano di soddisfare esigenze di base. Nonostante le sue diverse manifestazioni, deriva da una serie di cause concomitanti: politiche energetiche, agricole ed economiche miopi che causano uno scontro fra una domanda crescente di generi alimentari e una produzione insufficiente, e l'aumento delle speculazioni finanziarie sui prodotti, l'aumento incontrollabile dei prezzi del petrolio e avverse condizioni climatiche.
Mentre il dibattito odierno si incentrerà opportunamente sui difetti strutturali dell'economia mondiale e sulle cause dell'emergenza, dobbiamo adoperarci per assicurare che esso sia accompagnato da un'azione immediata ed efficace. Se non lo faremo, quest'incontro sarà stato un mero esercizio di retorica e un evitare le nostre responsabilità.
Presidente,
mentre si celebra il 60º anniversario dell'UDHR, la crisi mondiale dei generi alimentari minaccia il diritto primario di ogni persona di essere libera dalla carestia. Da questo punto di vista, la recente risoluzione adottata dal Consiglio per i Diritti Umani sul Diritto al Cibo evidenzia correttamente l'obbligo degli Stati, assistiti dalla comunità internazionale, di compiere ogni sforzo per soddisfare le necessità alimentari dei loro cittadini mediante misure che rispettino i diritti umani e lo stato di diritto.
Fin dall'inizio bisogna agire per aiutare chi soffre per la malnutrizione e la carestia. È difficile pensare che in un mondo che ogni anno spende più di 1,3 trilioni di dollari (851 miliardi di euro) in armamenti, non siano disponibili i fondi salva-vita per aiutare chi ne ha bisogno. La sincera volontà di affrontare la questione, deve essere accompagnata dalle necessarie azioni e non solo da parole e buone intenzioni.
Procedendo, l'iniziale aiuto per l'emergenza economica deve essere accompagnato dallo sforzo concertato di tutti di investire su programmi agricoli sostenibili a livello locale e internazionale. Negli ultimi venticinque anni si sono compiuti progressi nel ridurre il numero di persone che vivono in povertà estrema. Tuttavia, se non reinvestiamo nell'agricoltura, i progressi compiuti con fatica e dedizione rischiano di risultare vani. A questo fine, bisogna accelerare le riforme agricole nei Paesi in via di sviluppo per offrire ai piccoli agricoltori gli strumenti per aumentare la produzione in modo sostenibile e accedere ai mercati locali.
Inoltre, le politiche agricole e ambientali devono seguire la via della ragione e della realtà per equilibrare la necessità di produzione alimentare con quella di una buona amministrazione della terra. L'attuale scarsità di cibo enfatizza ancora una volta l'esigenza di esplorare con urgenza nuove riserve energetiche che non antepongano altre esigenze al diritto al cibo.
La mia delegazione accoglie con favore le raccomandazioni della recente Conferenza da Alto Livello sulla Sicurezza Alimentare Mondiale, svoltasi a Roma presso la FAO. Queste raccomandazioni costituiscono una guida pratica su come affrontare le conseguenze a breve e lungo termine delle crisi alimentari e su come evitare crisi ulteriori.
Presidente,
il ventesimo secolo ha sofferto tragicamente per le conseguenze delle azioni di persone e di governi che si occupavano solo dei propri confini nazionali e per la mancanza di consultazione e di cooperazione multilaterale. L'attuale crisi è un'opportunità per i membri della comunità mondiale di essere uniti nell'affrontarla e di assumersi la responsabilità del proprio prossimo.
[Traduzione a cura de L'Osservatore Romano]
















