ZI08070809 - 08/07/2008
Permalink: http://www.zenit.org/article-14934?l=italian

Paolo e la consapevolezza


ROMA, martedì, 8 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'articolo a cura di Roberto Roveran e Tosca Ferrante apparso sul primo numero della rivista “Paulus” .


* * *

Il filosofo Ebner, riferendosi al contesto relazionale, afferma: «La strada dell’uomo a Dio passa attraverso l’uomo». Ci piace pensare così queste nostre riflessioni su Paolo: leggere dal punto di
vista psicologico la sua esperienza di Dio per scorgere in essa come tutto della propria persona è dono, grazia; tutto – se accolto adeguatamente – può essere trasformato per l’annuncio del Regno.

In questa prospettiva ci fermiamo a riflettere sul tema della consapevolezza di sé. Esplorando i termini psicologici presenti nella lettera ai Romani troviamo che Paolo usa la parola greca psyche con diverse accezioni: come sensibilità morale dell’individuo, come vita quotidiana cosciente e percettiva dell’Apostolo che soffre ed è perseguitato a motivo della sua missione, come persona che sa discernere l’origine e la funzione dell’autorità, come vita fisica, ecc.

Inoltre, accanto a questo termine ne troviamo altri che si riferiscono alla persona umana, quali coscienza, consapevolezza, cuore; con essi Paolo, in maniera molto acuta, rileva come la persona, quando incontra se stessa in profondità, nello spirito, nella propria coscienza o nel cuore, incontra davvero la volontà di Dio creatore.

Paolo uomo concreto

Tutto questo ci porta a considerare Paolo come un uomo profondamente concreto, al quale Cristo ha cambiato totalmente la vita, in tutte le sue dimensioni, un uomo che, a partire dall’ascolto di sé, è cresciuto nella consapevolezza della propria chiamata fino ad averne una chiarezza totale. È interessante notare come sia la lettera ai Romani che gli avvii delle altre 12 lettere, di cui si compone l’epistolario paolino, fanno emergere la figura di un uomo tutto d’un pezzo – attenzione non “rigido” ma “integro” –, il quale nel suo presentarsi ai destinatari elenca le caratteristiche fondamentali, i capisaldi della propria identità esprimendo una chiara consapevolezza e conoscenza di sé: «Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il vangelo di Dio...» (Rm 1,1).

Pur salvaguardando l’impostazione tipica delle epistole e missive del suo tempo, Paolo riesce a trasformare la presentazione di sé, cioè del mittente, in questo caso anche del cittadino romano, in una preziosa e autentica testimonianza degli elementi qualificanti il suo vivere e operare nel mondo. Da tutto affiora la fotografia di un uomo che sa quello che vuole dalla vita e che con costanza e fedeltà riflette ed elabora, si confronta con forza e passione con gli altri e le diverse situazioni, sempre, però, a partire da una chiarezza di fondo circa la sua identità di chiamato e inviato da Dio.

Forte della sua consapevolezza, egli rivela ai lettori romani i propri sentimenti in relazione a un sempre più difficile rapporto con il popolo di origine, e che non intende in alcun modo abbandonare: «Ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua». Coscienza e cuore interagiscono necessariamente, come la mente e la volontà, dimensione di uno stesso io; tale interazione, però, non è “compromesso”, ma nasce da una chiarezza su chi si è stato – dunque senza rinnegamenti – e chi è chiamato a diventare sempre meglio.

Dove Paolo ha trovato la forza e la capacità di restare se stesso, di non cedere a compromessi e anzi di proseguire a diffondere attorno a sé il vangelo di Gesù? Come e in forza di cosa gli è stato possibile entrare in tutti gli ambienti e le culture senza restarne sopraffatto? Indubbiamente il suo segreto sta nella determinazione con cui ha saputo rimanere ben consapevole della sua identità. Non vi è dubbio che in lui la grazia divina ha trovato un terreno preparato dalla valorizzazione delle sue energie al fine di restare «afferrato da Cristo» (Fil 3,12) e consegnato alla sua persona.

Storia rielaborata in Cristo

Paolo deve aver elaborato continuamente le vicende della propria storia poiché a più riprese nelle sue lettere troviamo riferimenti personali, descrizioni del suo passato, sintesi dei risultati della sua missione. Dunque una storia riconosciuta, accolta, rielaborata in Cristo: passato e futuro integrati nell’oggi della sua storia in una totale conformazione al Maestro Gesù.

Tale cammino nasce dalla consapevolezza dell’amore di Dio presente nel suo cuore, e nel cuore di ciascuno, che permette allo Spirito di coinvolgerlo totalmente: spirito-cuore-coscienza-psiche, cioè tutto il suo io, totalmente assimilato a Gesù. Allora in lui non ci sono paure, insicurezze o difficoltà che gli impediscano di portare a termine la sua missione. Anzi le difficoltà, una volta riconosciute, vengono trasformate in occasioni di fiducia nella forza della grazia divina: «Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?... Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati» (Rm 8,35-37). La consapevolezza di sé e dell’amore ricevuto fa crescere, camminare, correre verso la meta. 


© Innovative Media, Inc.

La riproduzione dei Servizi di ZENIT richiede il permesso espresso dell'editore.



invialo ad un amico commenta questa notizia
anteprima di stampa formato PDF
sopra


ZENIT via e-mail | ZENIT in rss | regala ZENIT | raccomanda ZENIT | aiuta ZENIT

| condizioni d'uso | invia notizie o comunicati | contattaci | pagina principale

© Innovative Media, Inc.