ZI08072006 - 20/07/2008
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Il Papa trae spunto da Sant'Agostino per spiegare lo Spirito Santo


Fornisce una spiegazione teologica della Trinità


SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Con l'aiuto di Sant'Agostino, Benedetto XVI ha offerto una breve lezione di teologia sulla terza persona della Trinità nel corso della Veglia della Giornata Mondiale della Gioventù, svoltasi questo sabato all'ippodromo di Randwick di Sydney.

Lo Spirito Santo “è stato in vari modi la Persona dimenticata della Santissima Trinità”, ha detto ai giovani. “Una chiara comprensione di lui sembra quasi fuori della nostra portata”.

Il Pontefice ha ricordato che da ragazzo ha appreso dell'esistenza dello Spirito Santo, ma non ha compreso pienamente la terza persona della Trinità finché non ha iniziato a studiare gli scritti di Sant'Agostino dopo essere diventato sacerdote.

Anche la comprensione dello Spirito Santo da parte di Agostino, ha osservato, “si sviluppò in modo graduale” e “fu una lotta”.

Il teologo, ha ricordato il Santo Padre, ha “tre particolari intuizioni sullo Spirito Santo come vincolo di unità all’interno della Santissima Trinità: unità come comunione, unità come amore durevole, unità come donante e dono”.

“Queste tre intuizioni non sono soltanto teoriche – ha osservato –. Esse aiutano a spiegare come opera lo Spirito”.

“In un mondo in cui sia gli individui sia le comunità spesso soffrono dell’assenza di unità e di coesione, tali intuizioni ci aiutano a rimanere sintonizzati con lo Spirito e ad estendere e chiarire l’ambito della nostra testimonianza”.

Unità


Benedetto XVI ha affermato che la prima intuizione di Agostino deriva dalla riflessione sulle parole “Spirito” e “Santo”, che “si riferiscono a ciò che appartiene alla natura divina”.

“In altre parole – ha aggiunto –, a ciò che è condiviso dal Padre e dal Figlio, alla loro comunione”.

“Per cui, se la caratteristica propria dello Spirito è di essere ciò che è condiviso dal Padre e dal Figlio, Agostino ne conclude che la qualità peculiare dello Spirito è l’unità”, ha spiegato. “Un’unità di comunione vissuta: un’unità di persone in relazione vicendevole di costante dono; il Padre e il Figlio che si donano l’uno all’altro”.

“Cominciamo così ad intravedere, penso, quanto illuminante sia tale comprensione dello Spirito Santo come unità, come comunione. Una vera unità non può mai essere fondata su relazioni che neghino l’uguale dignità delle altre persone”.

“E neppure l’unità è semplicemente la somma totale dei gruppi mediante i quali noi a volte cerchiamo di 'definire' noi stessi”.

“Di fatto, solo nella vita di comunione l’unità si sostiene e l’identità umana si realizza appieno: riconosciamo il comune bisogno di Dio, rispondiamo all’unificante presenza dello Spirito Santo e ci doniamo vicendevolmente nel servizio degli uni agli altri”.


Amore

Benedetto XVI ha affermato che la seconda intuizione di Agostino è stata “lo Spirito Santo come amore che permane”.

In 1 Gv 4,16 si dice che “Dio è amore”, ha sottolineato. “Agostino suggerisce che queste parole, pur riferendosi alla Trinità nel suo insieme, debbono intendersi anche come espressive di una caratteristica particolare dello Spirito Santo”.

“Riflettendo sulla natura permanente dell’amore – 'chi resta nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui' (ibid.) – Agostino si chiede: è l’amore o lo Spirito che garantisce il dono durevole?”.

Citando il De Trinitate agostiniano, il Pontefice dice che questa è la conclusione alla quale arriva il santo: “Lo Spirito Santo fa dimorare noi in Dio e Dio in noi; ma è l’amore che causa ciò. Lo Spirito pertanto è Dio come amore!”.

“È una magnifica spiegazione – ha confessato –: Dio condivide se stesso come amore nello Spirito Santo”.

“L’amore è il segno della presenza dello Spirito Santo! Le idee o le parole che mancano di amore – anche se appaiono sofisticate o sagaci – non possono essere 'dello Spirito'”.

“Di più: l’amore ha un tratto particolare; lungi dall’essere indulgente o volubile, ha un compito o un fine da adempiere: quello di permanere”.

“Ancora una volta, cari amici, possiamo gettare un ulteriore colpo d’occhio su quanto lo Spirito Santo offre al mondo: amore che dissolve l’incertezza; amore che supera la paura del tradimento; amore che porta in sé l’eternità; il vero amore che ci introduce in una unità che permane!”.

Dono

La terza intuizione di Agostino – lo Spirito Santo come dono – , ha proseguito Benedetto XVI, deriva dalla riflessione sul brano evangelico del colloquio di Cristo con la samaritana al pozzo.

“Qui Gesù si rivela come il datore dell’acqua viva, che viene poi qualificata come lo Spirito”, ha spiegato.

Citando il Vangelo di Giovanni, il Papa ha affermato che “lo Spirito è 'il dono di Dio' – la sorgente interiore – che soddisfa davvero la nostra sete più profonda e ci conduce al Padre”.

Riprendendo il De Trinitate, il Papa osserva che “Agostino conclude che il Dio che si concede a noi come dono è lo Spirito Santo”.

“Amici – ha aggiunto –, ancora una volta gettiamo uno sguardo sulla Trinità all’opera: lo Spirito Santo è Dio che eternamente si dona; al pari di una sorgente perenne, egli offre niente di meno che se stesso”.

“Osservando questo dono incessante, giungiamo a vedere i limiti di tutto ciò che perisce, la follia di una mentalità consumistica. In particolare, cominciamo a comprendere perché la ricerca di novità ci lascia insoddisfatti e desiderosi di qualcos’altro”.

“Non stiamo noi forse ricercando un dono eterno? La sorgente che mai si esaurirà? Con la samaritana esclamiamo: Dammi di quest’acqua, così che non abbia più sete!”, ha esclamato.


“Carissimi giovani, abbiamo visto che è lo Spirito Santo a realizzare la meravigliosa comunione dei credenti in Cristo Gesù. Fedele alla sua natura di datore e insieme di dono, egli è ora all’opera mediante voi. Ispirati dalle intuizioni di sant’Agostino, fate sì che l’amore unificante sia la vostra misura; l’amore durevole sia la vostra sfida; l’amore che si dona la vostra missione!”.

Realtà

Benedetto XVI ha detto ai ragazzi che “vi sono momenti [...] nei quali possiamo essere tentati di ricercare un certo appagamento fuori di Dio”, e ha posto la stessa domanda che Cristo fece agli Apostoli: “Forse anche voi volete andarvene?”.

“Un tale allontanamento magari offre l’illusione della libertà. Ma dove ci porta? Da chi possiamo noi andare? Nei nostri cuori, infatti, sappiamo che solo il Signore ha 'parole di vita eterna'”.

Citando Sant'Agostino, ha affermato che “l’allontanamento da lui è solo un futile tentativo di fuggire da noi stessi”.

“Dio è con noi nella realtà della vita e non nella fantasia! Affrontare la realtà, non sfuggirla: è questo ciò che noi cerchiamo! Perciò lo Spirito Santo con delicatezza, ma anche con risolutezza ci attira a ciò che è reale, a ciò che è durevole, a ciò che è vero. E’ lo Spirito che ci riporta alla comunione con la Trinità Santissima!”.


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